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FORVM`s Classical Numismatics Discussion Board  |  Ancient Coin Discussions In Other Languages  |  Forum di discussione di Numismatic in Italiano (Moderator: paolo)  |  Topic: I misteri isiaci 0 Members and 1 Guest are viewing this topic. « previous next »
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Author Topic: I misteri isiaci  (Read 12154 times)
antvwala
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« on: October 15, 2010, 02:46:56 pm »

Ho iniziato a scrivere un articolo sulle moneta postata da Rugser (che non appare nella lista dell'Alföldi e in nessun'altra), ma ho iniziato con il tema del culto di Iside e la celebrazione dei riti misterici. Penso che questi nummi, che considero medaglie votive, fossero relazionate con la celebrazione di Vota Pvblica misterici, riservati agli affiliati ai misteri isiaci, e che queste si celebrassero a Roma in occasione del Capodanno. Quindi due celebrazioni: una pubblica con grande partecipazione di massa, e una misterica, riservata agli addetti.
Comincio a postare quel pochissimo che ho scritto sino ad ora (vado avanti molto lentamente poiché desidero documentare quanto meglio possibile ogni parola che scrivo), sperando in una vostra collaborazione che quanto più è critica, tanto più sarà gradita.


I misteri isiaci

I misteri isiaci sono forse le più importanti tra tutte le celebrazioni misteriche della Roma imperiale e certamente sono quelli che hanno maggiormente influito nella formazione della religione cristiana negli anni in cui si andava delineando, separandosi nettamente dalla matrice ebraica originale (è solamente nel 325 che il Concilio di Nicea stabilisce l’identità tra Gesù, Dio Padre e lo Spirito Santo: “credo in unum Deum”).
Il culto di Iside, la luna, prima di ogni altra cosa corrisponde a quello primordiale della Madre Terra, dispensatrice dei frutti e simbolo della fertilità: esso è quasi certamente la prima espressione di religiosità dell’homo sapiens e risale al paleolitico (1). Espressione di questo culto sono le numerose Venus paleolitiche ritrovate un po’ in tutto il continente europeo.
Iside in quanto tale, appare nella metà del II millenio quale divinità principale nel delta del Nilo, mentre suo fratello Osiride lo era per l’Egitto meridionale. Era figlia di Seth, dio della Terra, e di Nut, dea del firmamento. Prima ancora di nascere, si unì al Osiride e partorí Horus (2) (Arpocrate in greco, assimilabile ad Apollo), divinizzazione del Sole, pur restando vergine: da qui l’attributo isiaco di “Madre-vergine degli dei”, governatrice dell’ordine del cosmo, dispensatrice delle messi.
Dall’Egitto all’isola di Delfo, dove in suo onore venne costruito uno dei più famosi templi dell’antichità, per giungere finalmente a Roma, dove Iside appare venerata sin dal I secolo a.C. “Quid autem dicit, si di sunt illi quos colimus et accepimus, cur non eodem in genere Serapim Isimque numeremus?”, declama Cicerone. Il luogo di culto, l’Iseum, all’interno del quale si trova il Serapeum, sorge sul Campidoglio e a rendergli culto è il collegium capitolinum, uno tra i più potenti, dedito al lucroso commercio degli schiavi, anche se il collegio ad essa dedicato assume il nome di pastophorum collegium (3) . Sin dagli inizi, a Roma il culto di Iside fu strettamente vincolato a quello di Serapide, versione romana di Osiride in sincretismo con il bue Apis. Se Iside era la celebrazione della vita, Serapide ucciso e poi risorto grazie all’intervento di Iside, rappresentava il trionfo sulla morte.
Gli iniziati ai misteri isiaci veneravano Iside quale Vergine-Madre di Dio e Serapide quale unico Dio creatore. E’ evidente l’analogia con i versi danteschi “Vergine Madre, Figlia del tuo Figlio”!. Un accostamento che non è forzatura: infatti i primi cristiani veneravano in Iside la Madonna e in Serapis il Cristo: “Illic qui Serapem colunt, Christiani sunt et devoti sunt Serapi, qui se Cristi episcopus dicunt (4)” scriveva Adriano nella sua Historia Augusta (5).


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(1) Come giustamente sottolinea Manuel Icardo, El mito de Isis (www.albaiges.com/religion/mitoisis.htm).

(2) Il glifo che rappresenta Horus-Arpocrate corrisponde a una figura seduta verso sinistra che porta il pollice alla bocca, glifo che nella lingua dell’antico Egitto rappresentava il bambino o il figlio e che, erroneamente, venne interpretata dai greci quale simbolo del silenzio: da qui la denomimanzione tipicamente greco-romana di Arpocrate il Silenzioso (v. Umberto Capotummino, Horus il Giovane (Arpocrate)  e il silenzio iniziatico (http://www.esonet.org/studi-sullantico-egitto/horus-il-giovane-arpocrate-e-il-silenzio-iniziatico).

(3) Filippo Coarelli, Iside Capitolina, Clodio e i mercanti di schiavi, in Alessandria e il mondo ellenistico-romano, Istituto di Archeologia dell’Università di Palermo, 1992.

(4) “Gli adoratori di Serapide sono cristiani e quelli che sono devoti al dio Serapide chiamano se stessi vicari di Cristo”.

(5) Alessandro Galimberti, The pseudo-Hadrianic epistle in the Historia Augusta and Hadrian’s religious policy, in Hadrian and the Christians, Ed. Marco Rizzi, New York 2010
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antvwala
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« Reply #1 on: October 15, 2010, 05:38:59 pm »

Con Domiziano inizia la serie degli imperatori particolarmente attenti al culto di Iside ed alla erezione di grandi templi a suo nome: ricostruì l’Iseo Campense, in rovina, e fece innalzare l’Arco di Isis. Con Traiano appare il tema di Iside sulla prua di una galea tendendo la vela (Isis faria). Ma è soprattutto con Adriano che i motivi connessi al culto di Iside e Serapide si moltiplicano: particolare è l’iconografia dell’impertaore che stringe la mano a Serapide. Il tema di Iside che allatta Horus-Arpocrate appare con Antonino Pio, come pure quello dei due busti affiancati di Iside e Serapide. Con Caracalla, il culto isiaco entra a far parte della religione di Stato. Successivamente a Commodo, nella monetazione la tematica isiaca si impoverisce e viene progressivamente a meno l’iconografia più complessa, quella più strettamente connessa alla celebrazione dei riti misterici.


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Nella figura dall'alto in basso:
a) I busti di Iside e Serapide raffrontati
b) Iside nell'atto di tendere la vela
c) Iside e il faro di Alessandria
d) Iside allattando Horus-Arpocrate
Adriano, bronzi alessandrini


* adriano e iside.jpg (184.44 KB, 319x657 - viewed 389 times.)
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« Reply #2 on: October 16, 2010, 12:40:44 pm »

Durante l’alto impero, riguardo al culto isiaco sussiste una tricotomia.
Per una maggioranza della popolazione – e in questa maggioranza probabilmente ci sono anche i diversi imperatori che si sono succeduti – Iside è una dea che si aggiunge al ricco panteon romano, alla quale si dedicano templi e, di quando in quando, si sacrifica un bue, non diversamente da quanto occorre per Diana o per Giunone.
Per i marinai e coloro che nella navigazione hanno basato la loro fortuna, come molti commercianti, Iside nella sua veste di Isis Faria assume un ruolo molto particolare e rilevante. A lei ogni primavera vengono dedicati suggestivi e spettacolari festeggiamenti in tutte le più importanti città marittime del Mediterraneo: il 5 marzo, infatti, si celebrava l’Isidis Navigium o Ploephesia, durante il quale si allestiva una liburna  riccamente decorata, la quale veniva spinta in mare accompagnata da moltissime imbarcazioni minori, celebrandosi un rito propiziatorio, e infine veniva lasciata andare (apparentemente) alla deriva . La festa marinara isiaca crebbe rigogliosa anche attraverso il cristianesimo trionfante, come dimostra il fatto che ne parlano scrittori del IV e V secolo e anche del tempo di Giustiniano. Al velo d’Iside, alle vele della nave egizia, si sostituiva il miracoloso velo del sacro rito e il culto di Iside veniva tramandato con il viaggio simbolico di navi nel Tevere.
Per gli iniziati al culto misterico, si celebrava un rito misterioso e cruento, con sacrifici di animali, soprattutto il bue, durante il quale avvenica un “battesimo di sangue” dei neofiti con l’animale sacrificato. Un rito che rappresentava la morte di Osiride, ucciso da suo padre Seth il quale ne smembró il corpo; Iside, tuttavia, riuscí a ricomporlo e a riportarlo in vita per cui il rito si concludeva con una danza festosa che celebrava la resurrezione dalla morte. Anche qui abbiamo un parallelismo con la religione cristiana, con un Dio Padre che sacrifica il proprio Figlio, il quale poi risorge dalla morte (nel mito isiaco, per intercessione di Iside che ne è al contempo madre e sorella).

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antvwala
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« Reply #3 on: October 16, 2010, 12:42:04 pm »

La seconda metà del III secolo è epoca di anarchia: gli imperatori si susseguono l’uno all’altro, elevati alla porpora dalle legioni, le stesse che poco dopo li scacceranno per conferire ad altri il trono di Roma, mentre Gallia e Britannia si fanno indipendenti. Imperatori incolti, che nulla intendono della complessità intellettuale dei riti misterici e che, pertanto, nei rovesci delle loro monete esaltano il coraggio imperiale e la fedeltà delle legioni, ambedue spesso inesistenti. Non è strano, dunque, che i rovesci correlati al culto isiaco vengano a meno. Almeno sino agli inizi del IV secolo.

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antvwala
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« Reply #4 on: October 16, 2010, 12:44:20 pm »

Nel IV secolo, gli dei del panteon classico sono venerati più come dimostrazione di fedeltà alla tradizione dell’antica Roma, che quali oggetto di fede. Così come le religioni misteriche sono espressione di una crescente spiritualità e della ricerca di un unicum divino, questa stessa tendenza si riflette anche presso coloro che non aderiscono alle religioni misteriche, ma restano devoti agli dei classici: i quali sono ormai percepiti non come deità distinte, ma come manifestazioni di una unica divinità (o coppia di divinità).
L’idea monoteista si è imposta anche nel mondo pagano. Iside è vista quale madre di tutti gli Dei: le dee classiche non sono rinnegate, ma, come spiega Apuleio, sono i tanti nomi con cui Iside viene venerata. Analogamente, anche Serapide è visto quale unico Dio, essendo gli dei classici solamente delle avocazioni dello stesso.

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* nomi di Iside.jpg (76.1 KB, 332x487 - viewed 360 times.)
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roth37
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« Reply #5 on: October 17, 2010, 03:33:23 am »

Grazie Ant !
Veramente interessante. Avete altre monete di Iside da mostrare?
Anche la moglie di Juba II Re di Mauretania (25 a.C-23 d.C.), Cleopatra Selene - figlia della grande Cleopatra VII - seguiva il culto di Iside, come da queste monete.

roth37



* iside a.jpg (15.98 KB, 250x125 - viewed 337 times.)

* iside b.jpg (16.07 KB, 250x125 - viewed 337 times.)
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Sergio Rossi
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« Reply #6 on: October 17, 2010, 06:38:26 am »

Soprattutto mi interessano le monete correlate ai riti misterici isiaci.

Presso la zecca di Alessandria, i rovesci attinenti a Iside sono innmerevoli. Non a casa l'unica zecca che durante il periodo della dinastia costantiniana emette monte-medaglie analoghe con al dritto Serapide è quella alessandrina.
Rara, invece, è la rappresentazione dell'Iseum, come nel caso del sesterzio di Vespasiano che posto qui di seguito (purtroppo ho trovato solamente il rovescio).

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* vespasiano, iseum campense.jpg (55.24 KB, 253x251 - viewed 335 times.)
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antvwala
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« Reply #7 on: October 17, 2010, 06:45:26 am »

Inizialmente, “la nuova religione [quella cristiana] non metteva da parte bruscamente le credenze del passato e i testi biblici conservavano ogni validità, comprese certe sopravivenze fantastiche, ereditate dalle religioni preesistenti. [...] Gli imperatori romani, e non solamente quelli pagani, condizionavano i destini dell’impero ai suggerimenti degli aruspici [... e nella società tardoimperiale] molti avevano abbracciato la nuova religione perché la intuivano dominante e ne divennero membri attivi via via che acquistava privilegi e otteneva benefici. Per lungo tempo le conversioni  furono una norma; ma nella mente perduravano le credenze, i riti si perpetuavano con discrezione: un patrimonio culturale difficile da estirpare (1) ”.
Durante il periodo della dinastia costantiniana le celebrazioni misteriche isiache costituiscono l’ultimo baluardo della religiosità pagana, forse proprio a causa della stretta dualità tra culto isiaco e mariano. Questo, almeno, sino all’anno 388, quando un editto di Teodosio I proclamò la dottrina cristiana quale religione di Stato ed ogni altro culto venne terminantemente e cruentemente perseguitato.
Quando poi la reazione pagana del V secolo andrà alla ricerca di motivi ideologici [...] da contrapporre al cristianesimo trionfante, il vecchio culto capitolino di Iside conoscerà un ultimo sprazzo di gloria (2)”.


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(1) Anonimo, Alle origini del Magico e del Sabba: Dei, Dèmoni e Sibille, http://gengua.interfree.it/sibille/testi.htm.
(2) Filippo Coarelli, op. c.
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antvwala
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« Reply #8 on: October 18, 2010, 07:01:33 am »

Apuleio descrive Iside con queste parole: “Io sono la genitrice dell’universo, la sovrana di tutti gli elementi, l’origine prima dei secoli, la regina delle ombre, la prima dei celesti; io riassumo nel mio volto l’aspetto di tutte le divinità maschili e femminili [...]. Perciò i Frigi, i primi abitatori della Terra, mi chiamano Madre degli Dei, adorata in Pesinunte; gli Attici autoctoni, Minerva Cecropia; i Ciprioti bagnati dal mare, Venere di Pafo; i Cretesi abili arcieri, Diana Dictinna; i Siciliani trilingui, Proserpina Stigia; gli abitanti dell’antica Eleusi, Cerere Attea; alcuni, Giunone; altri, Bellona; gli uni, Ecate; gli altri, Rammusia. Ma le due stirpi degli Etiopi e gli Egiziani mi chiamano con il mio vero nome, Iside Regina”.
(Apuleio, Metamorfosi, XI,5)
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antvwala
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« Reply #9 on: October 18, 2010, 07:37:15 am »

Nonostante le proibizioni e le successive persecuzioni cruente – le devote a Iside dal medioevo in poi vennero tacciate come streghe e mandate al rogo – il culto per la dea Iside sopravvisse a lungo, soprattutto nel mondo rurale, ma talvolta anche presso alcuni intellettuali.
Nel mondo medioevale e moderno, i culti satanici – e in genere tutti quelli esoterici – costituiscono una evoluzione dei culti misterici, e in modo particolare di quello isiaco: da qui la presenza prevalentemente femminile negli stessi. Nel Sabba ritroviamo il battesimo di sangue, forse realizzato in modo non dissimile da quello antico. Sebbene nei processi per stregoneria le “streghe” vittime dell’inquisizione confessavano di accoppiarsi con il Demonio (1), al quale rendevano tributo e adorazione, esse tuttavia assai spesso dicevano di accompagnare nei loro Sabba la dea Diana e i Sabba medesimi si realizzavano con la Luna piena, dunque con la presenza di Iside. 
L’inquisizione e le drastiche pene previste per chi fosse colto nell’atto di venerare gli antichi Dei, non riuscirono ad estirpare il culto di Iside. Nel 1514 esisteva ancora una statua di Iside a Saint-Germain-des-Prés oggetto di venerazione e che per questa ragione venne abbattuta. Ancor oggi esso sopravvive, almeno in una forma intellettuale. A Roma esiste tutt'ora l’Accademia dei Filaleti che si propone di preservare il culto di Iside Pantheae, Madre di tutti gli Dei.


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(1) Le confessioni erano estorte con la tortura e gli inquisitori volevano un demone maschile, non un dea, quale oggetto perverso di venerazione.
Nella figura: Iside Capitolina, etá adrianea, Musei Capitolini


* Iside, età adrianea, musei capitolini.jpg (40.83 KB, 252x546 - viewed 330 times.)
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ramonfonst
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« Reply #10 on: October 18, 2010, 07:45:24 am »

Mi ha sempre affascinato il parallelismo tra la religione romana e quella cristiana. Bellissimo articolo, complimenti!
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roth37
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« Reply #11 on: October 19, 2010, 07:39:24 am »

Mi son fatto sul FAC questa Alessandrina di Adriano con il culto di Iside.
Che ve ne pare? Purtroppo non c'era peso e diametro. Speriamo bene.

Roth37



* Adriano.jpg (82.49 KB, 640x518 - viewed 4 times.)
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Sergio Rossi
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antvwala
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« Reply #12 on: October 19, 2010, 09:24:07 am »

Piacevole bronzo, direi con la sua patina originale. L'hai acquistato?

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roth37
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« Reply #13 on: October 19, 2010, 11:41:37 am »

Si, Le alessandrine in genere sono molto piacevoli, come quelle del dio Nilo sempre di Adriano


* Big nilus.jpg (61.19 KB, 750x382 - viewed 2 times.)

* Alexandria Hadrian&Nilus.jpg (64.56 KB, 750x388 - viewed 3 times.)
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Sergio Rossi
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« Reply #14 on: October 19, 2010, 12:40:59 pm »

Adriano è forse l'imperatore a nome del quale sono state coniate più monete con rovesci inerenti Iside (almeno per l'alto impero) e i bronzi alessandrini spesso sono molto belli...
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antvwala
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« Reply #15 on: October 20, 2010, 05:29:46 pm »

Questa descrizione dell'Isidis Navigium mi pare la più corretta:

Il Navigium Isidis si teneva in data variabile corrispondente alla prima luna piena seguente l'equinozio di primavera. La festa del Navigium Isidis è stata quindi divisa in due dalla Chiesa Cattolica, dopo che, nel 391, il cattolicesimo venne ufficializzato come religione dell'Impero Romano:
1) la parte della resurrezione dello smembrato Osiride è confluita nella Pasqua, mantenendo la datazione legata alla prima luna piena dopo l'equinozio di primavera;
2) la parte della processione delle maschere è confluita nel Carnevale (carrus navalis).

Per evitare la sovrapposizione tra Pasqua e Isidis Navigium, questo venne spostato indietro di quaranta giorni, edulcorato e rinominato in Carnevale.

"Iside, come del resto l'Egitto, entrò presto nel cuore dei Romani, anche se la religione egizia venne sempre considerata inassimilabile. Fu un rapporto lungo e turbolento, a lei furono eretti templi anche dentro il Pomerium, persino sulla cima del Campidoglio, il colle più sacro dell'Urbe. E altrettanti vennero abbattuti e non fu raro che i suoi seguaci allontanati dalla città.
Per colpa della condotta discutibile dei suoi sacerdoti questo culto ebbe mille critiche quante quasi i nomi della Dea, ma Iside resistette al tempo e alle accuse, ponendosi alla guida di un paganesimo sempre più universalista e uscendo vincitrice col Cristianesimo alla quale deve la sua figura più importante: la Madonna.
Così ancora oggi Iside, con nuovo nome (ma tanto ce ne ha mille, uno in più uno in meno...) e stesso aspetto (l'iconografia mariana e quella isiaca è impressionantemente uguale) viene venerata in tutto il mondo
".

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antvwala
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« Reply #16 on: October 22, 2010, 05:58:28 am »

I misteri isiaci rappresentati nei rovesci dei Vota Pvblica

Lo straordinario fascino di queste emissioni risiede nella grande varietà dei rovesci, ispirati alla celebrazione dei misteri isiaci e, soprattutto, all’Isidis Navigivm.
Nel mito egiziano, Iside, Osiride (Serapide) e Seth erano fratelli. Iside venne destinata in sposa a Osiride, con il quale concepì Horus (Arpocrate) prima ancora di nascere. Seth, geloso e vendicativo, uccise Osiride, smembrò il suo corpo e disperse le sue parti in luoghi diversi. Iside iniziò una lunga peregrinazione attraverso il mare alla ricerca delle membra disperse di Osiride, sino a riunirle tutte, con la sola eccezione del fallo, disperso nel mare. Le sue ancelle, allora, le procurarono un membro virile d’oro: in questo modo il corpo di Osiride potè essere ricomposto e restituito alla vita (simbolo di resurrezione), ma Iside restò costretta a rimanere eternamente vergine. Quando Horus crebbe e seppe che Seth aveva ucciso e smembrato suo padre, per vendicarlo uccise Seth. Iside chiese clemenza per il fratello: allora Horus in un impeto di rabbia la decapitò. Thot raccolse la testa della Madre degli Dei, la convertì in quella di una vacca e glie la ricollocò sul collo, restituendola alla vita.
La celebrazione del rito isiaco si compone di due parti, una riservata alle donne e l’altra agli uomini: infine, i due gruppi si riunivano nel rito finale.
“Le donne [...] si ponevano alla ricerca di Osiride nelle notti di plenilunio, lamentandosi per la perdita del dio ed emulando così le sofferenze di Iside; successivamente, le medesime donne compivano riti sacrificali durante i quali veniva sbranato un animale [...]. Con tale parte del rito le partecipanti rivivevano i due aspetti del mistero: da una parte il dilaniamento di Osiride [...]; dall’altra, la sua prima ricomposizione parziale, perché priva, appunto, della sua componente più viva [il fallo], la quale era precipitata in mare. Nel culto, la parte vitale della vittima era sotterrata, una volta racchiusa e custodita in una cesta mistica [... insieme a numerodi altri elementi simbolici]. Ció che veniva racchiuso nella cesta era comunque qualcosa che non era lecito rivelare ”.
Da parte loro, la parte degli uomini celebrava “il ritorno della gioia e della vita e consisteva nel corteo musicale e festoso che riportava l’ultimo brano del dio [...] racchiuso nella cesta [mistica]. Tale corteo rappresentava appunto la vera e propria festa dionisiaca e i canti ditirambici  stimolavano l’eccitazione e la fantasia, preparando in tal modo la rinascita del dio e la riunione rinnovata di Iside con Osiride ”.
Nella parte conlcusiva del rito, celebrata congiuntamente da donne e uomini, avvenava la ricomposizione-rinascita di Osiride “in seguito all’apertura della cesta mistica e all’utilizzazione dei simboli ivi contenuti ”.

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PS) Le citazioni riportate sono di: Graziano Biondi, Nietzche e il mistero di Osiride secondo Erodoto e Plutarco, in “Idee - Rivista di Filosofia”, pp 121-146, n. 48, settembre-dicembre 2001.
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« Reply #17 on: October 22, 2010, 06:46:03 am »

 Costantino aveva pienamente compreso che l’unità dell’impero, posta in crisi nel III secolo, era favorita dall’unità ideologica e religiosa. Mentrte la complessità simbolica dei riti misterici non poteva coinvolgere le componenti culturalmente più modeste della Società romana, la semplificazione offerta dal cristianesimo, che pure aveva assorbito tanti elementi del culto isiaco, ben si prestava all’esigenza di una religione cattolica, cioè universale. Lo stesso Concilio di Nicea (325) stabilì il carattere cattolico del cristianesimo e fece confluire in esso la metodologia logica elaborata dalla filosofia greca.
Giuliano II era ben consapevole dell’importanza di questa unificazione ideologica dell’impero. Egli, tuttavia, a differenza dei suoi predecessori costantiniani, la intendeva quale ritorno universale e cattolicamente condiviso nel seno della tradizione classica e, in modo specifico, di quella misterica, basata nell’abbinamento Sole-Luna, Osiride-Iside, Cristo-Maria Vergine, affermando nel contempo l’unicità intrinseca dei culti ellenici. In esso vedeva il cardine per rifondare l’unità religiosa dell’impero; tuttavia nel suo intendimento, a tale religiosità si doveva pervenire con la maturazione intellettuale, non con l’imposizione persecutoria.
Giuliano II nei suoi scritti intese elaborare una sorta di ‘catechismo pagano’, nel quale il Logos era “uscito di senno, perché ha sposato la materia e presieduto alla creazione, ma anche saggio, perché ha saputo ordinare e mutare questa sozzura in qualcosa di così bello che nessun'arte e capacità umana potrebbe mai eguagliare”.
Particolarmente bello è l’inno scritto da Giuliano II in onore alla Madre degli Dei: “O Madre degli dei e degli uomini che siedi sul trono del grande Zeus, origine degli dei, tu che partecipi alla pura essenza delle Idee e, accogliendo da queste la causa del tutto, le infondi agli esseri ideali; dea della vita, rivelatrice, provvidenza e creatrice delle anime nostre, tu che hai salvato Attis e lo hai richiamato dall'antro dov'era sprofondato, tu che elergisci ogni bene e ne colmi il mondo visibile: dona a tutti la felicità, al cui sommo è la conoscenza degli dèi, fa che il popolo romano cancelli la macchia dell'empietà e che la sorte favorevole gli conservi l'impero per molte migliaia di anni, fa che io raccolga, come frutto della mia devozione, la verità della scienza divina, la perfezione nelle pratiche teurgiche, la virtù e il successo in tutte le imprese politiche e militari a cui ci accingiamo, e un termine della vita senza dolore e glorioso, insieme alla speranza di salire, o dèi, fino a voi”.
Giuliano II vede la religiosità inscindibile dalla carità e dall’attenzione verso i più deboli: “gli dei non ci hanno donato una così immensa ricchezza per rinnegarli, trascurando i poveri che sono tra noi [...] dobbiamo dividere i nostri averi con tutti, ma più generosamente con i buoni, i poveri, i derelitti, in modo che possano soddisfare le loro esigenze. E posso aggiungere, senza timore di apparire paradossale, che dovremmo dividere cibo e vestiti anche con i malvagi. Poiché è all'umanità che è in ognuno che noi dobbiamo dare, non al singolo individuo. [...] Tutti gli uomini hanno lo stesso sangue: la nostra sollecitudine deve estendersi anche a coloro che sono in carcere; i nostri sacerdoti dimostrino dunque il loro amore per il prossimo mettendo il poco che hanno a disposizione di tutti gli indigenti”.
Coerentemente con quanto predicava, Giualiano II creò istituzioni pubbliche ove potessero trovare riparo gli anziani indigenti, asili per donne sole, orfanatrofi per i bambini, ostelli per i viaggiatori.


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antvwala
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« Reply #18 on: October 23, 2010, 03:12:10 am »

Mentre la celebrazione dei misteri isiaci era strettamente riservata agli iniziati, all’altra celebrazione, il Navigium Isidis, era consentita la partecipazione di tutti coloro che ne avessero piacere.
I festeggiamenti del Navigium Isidis iniziavano in data variabile corrispondente alla prima luna piena seguente l’equinozio di primavera, inizio della buona stagione, e duravano tre giorni. L’aspetto centrale della festa consisteva nella sfilata di un carro, il Carrus Navalis (1), sul quale vi era una imbarcazione costruita mai varata, accompagnato da un corteo di maschere, i misti, che impersonificavano i gladiatori al servizio della dea, sottoposti a un sommo sacerdote che reggeva una corona di rose, pianta sacra a Iside. Alla sfilata partecipavano anche molte altre persone mascherate in tutti i modi possibili, nonché animali vestiti come esseri umani, oppure come figure mitologiche. Oltre al corteo principale che accompagnava il Carrus navalis, ve ne erano altri costituiti da donne inghirlandate che lanciavano fiori, da zampognari, da gruppi che intonavano inni, ecc.
Alla conclusione della sfilata, l’imbarcazione, colma delle offerte votive dei presenti, veniva varata in mare, mentre tutti coloro che avevano partecipato attivamente alla sfilata si toglievano la maschera e indossavano una tunica bianca, propria dei seguaci di Iside (2).
Il senso della celebrazione è quella di offrire al mare quale sacrificio una imbarcazione vergine, che poi veniva abbandonata alla deriva. La maschera indossata da ogni persona rappresenta il destino della stessa che si compie alla morte: togliendosi la maschera, sconfigge la morte e rinasce con la sua autentica personalità.
Tanto nella celebrazione dei misteria isiaci, quanto nel Navigium Isidis, Iside è venerata quale dominatrice dei tre mondi – sotterraneo, terrestre, celeste – ed infatti nei tabernacoli ad ella dedicati spesso vi erano tre cellette, ognuna con una sua immagine (3).


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(1) E’ evidente che il Carnevale rappresenta la trasposizione attuale del Navigium Isidis.
(2) Il Navigium Isidis è descritto da Apuleio nell’Asino d’Oro: “Diem, qui dies ex ista nocte nascetur, aeterna mihi nuncupavit religio, quo sedatis hibernis tempestatibus et lenitis maris procellosis fluctibus navigabili iam pelago rudem dedicantes carinam primitias commeatus libant mei sacerdotes. Id sacrum nec sollicita nec profana mente debebis opperiri. Nam meo monitu sacerdos in ipso procinctu pompae roseam manu dextera sistro cohaerentem gestabit coronam”. (Il giorno che sta per nascere da questa notte, come vuole un'antica tradizione, è consacrato a me. In questo giorno cessano le tempeste dell'universo, si placano i procellosi flutti del mare, i miei sacerdoti, ora che la navigazione è propizia, mi dedicano una nave nuova e mi offrono le primizie del carico. Dunque, con animo puro e sgombro da timore, tu devi attendere questo giorno a me sacro. Infatti ci sarà un sacerdote. in testa alla processione, che per mio volere porterà intrecciata al sistro una corona di rose). Apuleio XI, 5-6.
(3) Nella Francia settentrionale era molto diffuso il culto isisaco, soprattutto a Parigi, che non a caso era prediletta da Giuliano II. E’ interessante osservare che nelle cattedrali gotiche francesi del XIII secolo, tutte dedicate a Maria, generalmente sono presenti tre Madonne: la Madonna nera (ipogea) nella cripta, la Madonna bianca (terrestre) sull’altare maggiore, e la Madonna d’oro (celeste) sulla guglia.
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antvwala
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« Reply #19 on: October 23, 2010, 08:46:14 am »

Nell'Asino d'Oro di Apuleio, l'intero Navigium Isis viene descritto con molti particolari, in quanto festa pubblica e non riservata agli iniziati ai misteri isiaci, anche se non vengono rivelati i significati reconditi dei simboli.
Ecco il testo completo da Apuleio, Metamorfosi, XI, 8-11:

8. Ed ecco che lentamente cominciò a sfilare la solenne processione. La aprivano alcuni riccamente travestiti secondo il voto fatto: c'era uno vestito da soldato con tanto di cinturone un altro da cacciatore in mantellina, sandali e spiedi, un terzo, mollemente ancheggiando, tutto in ghingheri, faceva la donna: stivaletti dorati, vestito di seta, parrucca. C'era chi, armato di tutto punto, schinieri, scudo, elmo, spada, sembrava uscito allora allora da una scuola di gladiatori; e non mancava chi s'era vestito da magistrato, con i fasci e la porpora e chi con mantello, bastone, sandali, scodella di legno e una barba da caprone, faceva il filosofo, due, poi, portavano delle canne di varia lunghezza, con vischio e ami, a raffigurare rispettivamente il cacciatore e il pescatore; vidi perfino un'orsa addomesticata vestita da matrona e portata in lettiga e una scimmia con un berretto di stoffa e un vestito giallo all'uso frigio che aveva in mano una coppa d'oro a ricordare il pastore Ganimede; poi un asino, con un paio d'ali posticce, che seguiva un vecchio tutto traballante, erano proprio buffi quei due: Pegaso e Bellerofonte.   
9. Mentre queste divertenti maschere popolari giravan qua e là, la vera e propria processione in onore della dea protettrice cominciò a muoversi. Donne bellissime nelle loro bianche vesti, festosamente agghindate, adorne di ghirlande primaverili spargevano lungo la strada per la quale passava il corteo i piccoli fiori che recavano in grembo, altre avevano dietro le spalle specchi lucenti per mostrare alla dea che avanzava tutto quel consenso di popolo, altre ancora avevano pettini d'avorio e muovendo ad arte le braccia e le mani fingevano di pettinare e acconciare la chioma regale della dea, altre, infine, versavano, a goccia a goccia, lungo la strada, balsami deliziosi e vari profumi. Seguivano uomini e donne in gran numero che con lucerne, fiaccole, ceri e ogni altra cosa che potesse far luce, invocavano il favore della madre dei cieli. Seguiva una soave musica di zampogne e di flauti dalle dolcissime modulazioni e, dietro, una lieta schiera di baldi giovani, tutti vestiti di bianco, che cantavano in coro un bellissimo inno scritto e musicato col favore delle Muse da un valente poeta e che era un preludio ai solenni sacrifici; venivano poi i flautisti votati al gran Serapide, che sul loro flauto ricurvo che arrivava fino all'orecchio destro, ripetevano il motivo che si suona nel tempio di questo dio e, infine, molti che gridavano di lasciar libera la strada per il sacro corteo.   
10. Finalmente sfilarono le schiere degli iniziati ai sacri misteri, uomini e donne di ogni condizione e di tutte le età, sfolgoranti nelle loro vesti immacolate di candido lino, le donne coi capelli profumati e coperti da un velo trasparente, gli uomini con il cranio lustro, completamente rasato, a indicare che erano gli astri terreni di quella grande religione; inoltre dai sistri di bronzo, d'argento e perfino d'oro, traevano un acuto tintinnio. Seguivano poi i ministri del culto, i sommi sacerdoti, nelle loro bianche, attillate tuniche di lino, strette alla vita e lunghe fino ai piedi, recanti gli augusti simboli della onnipotente divinità. Il primo di loro reggeva una lucerna che faceva una luce chiarissima, però non di quelle che usiamo noi, la sera, sulle nostre mense, ma a forma di barca, e tutta d'oro, dal cui largo foro si sprigionava una fiamma ben più grande. Il secondo era vestito allo stesso modo ma reggeva con tutte e due le mani degli altarini, i cosiddetti «soccorsi», a indicare la provvidenza soccorritrice della grande dea; il terzo portava un ramo di palma finemente lavorato in oro e il caduceo di Mercurio, il quarto mostrava il simbolo della giustizia: una mano sinistra aperta. Questa, infatti, lenta per natura, priva di particolari attitudini e di agilità, pareva più adatta della destra a raffigurare l'equità. Costui, inoltre, portava anche un vaso d'oro, rotondo come una mammella, dal quale libava latte, un quinto recava un setaccio d'oro colmo di rametti anch'essi d'oro e un altro un'anfora.   
11. Subito dopo apparvero le immagini degli dei che procedevano sorrette da piedi umani. Ed ecco lo spaventoso Anubi, messaggero fra gli dei del cielo e quelli degli Inferi, dalla figura ora nera ora d'oro, dalla testa aguzza di cane; nella sinistra reggeva il caduceo, nella destra una foglia di palma; subito dietro veniva una vacca in posizione eretta a simboleggiare la fecondità della dea, madre di tutte le cose, portata a spalla da uno dei sacerdoti che procedeva con passo solenne. Un altro portava una gran cesta che custodiva gelosamente i misteriosi corredi di quella splendida religione, un altro ancora recava nel suo grembo fortunato l'immagine veneranda della grande dea non sotto forma di animale domestico, né di uccello, né di belva né di uomo, ma egualmente ammirabile per la novità e l'ingegnosità dell'idea, simbolo ineffabile di una religione sublime, che vuol essere circondata dal più grande segreto: era una piccola urna, tutta d'oro lucente, artisticamente lavorata, dalla base rotonda e all'esterno istoriata con meravigliose figure egizie. Il suo orifizio non era posto molto in alto ma sporgeva lateralmente in un lungo tubo a forma di becco; dalla parte opposta si dipartiva un manico dall'ampia curva sul quale s'attorcigliava un'aspide dal collo striato e rigonfio, irto di squame” .
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antvwala
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« Reply #20 on: October 23, 2010, 08:49:25 am »

... e poiché i puristi non si conformano mai con una traduzione, quivi segue il testo integrale come da manoscritto del III secolo presente (in originale, ovviamente) nella Biblioteca di Achao:

"8. Ecce pompae magnae paulatim praecedunt anteludia votivis cuiusque studiis exornata pulcherrume. Hic incinctus balteo militem gerebat, illum succinctum chlamide crepides et venabula venatorem fecerant, alius soccis obauratis inductus serica veste mundoque pretioso et adtextis capite crinibus incessu perfluo feminam mentiebatur. Porro alium ocreis, scuto, galea ferroque insignem e ludo putares gladiatorio procedere. Nec ille deerat, qui magistratum fascibus purpuraque luderet, nec qui pallio baculoque et baxeis et hircino barbitio philosophum fingeret, nec qui diversis harundinibus alter aucupem cum visco, alter piscatorem cum hamis induceret. Vidi et ursam mansuem cultu matronali sella vehebatur, et simiam pilleo textili crocotisque Phrygiis Catamiti pastoris specie aureum gestantem poculum et asinum pinis adglutinatis adambulantem cuidam seni debili, ut illum quidem Bellerophontem, hunc autem diceres Pegasum, tamen rideres utrumque.
9. Inter has oblectationes ludicras popularium, quae passim vagabantur, iam sospitatricis deae peculiaris pompa moliebatur. Mulieres candido splendentes amicimine, vario laetantes gestamine, verno florentes coronamine, quae de gremio per viam, qua sacer incedebat comitatus, solum sternebant flosculis, aliae, quae nitentibus speculis pone tergum reversis venienti deae obvium commonstrarent obsequium et quae pectines eburnos ferentes gestu brachiorum flexuque digitorum ornatum atque obpexum crinium regalium fingerent, illae etiam, quae ceteris unguentis et geniali balsamo guttatim excusso conspargebant plateas; magnus praeterea sexus utriusque numerus lucernis, taedis, cereis et alio genere facticii luminis siderum caelestium stirpem propitiantes.
Symphoniae dehinc suaves, fistulae tibiaeque modulis dulcissimis personabant. Eas amoenus lectissimae iuventutis veste nivea et cataclista praenitens sequebatur chorus, carmen venustum iterantes, quod Camenarum favore sollers poлta modulatus edixerat, quod argumentum referebat interim maiorum antecantamenta votorum. Ibant et dicati magno Sarapi tibicines, qui per oblicum calamum, ad aurem porrectum dexteram, familiarem templi deique modulum frequentabant, et plerique, qui facilem sacris viam dari praedicarent.
10. Tunc influunt turbae sacris divinis initiatae, viri feminaeque omnis dignitatis et omnis aetatis, linteae vestis candore puro luminosi, illae limpido tegmine crines madidos obvolutae, hi capillum derasi funditus verticem praenitentes, magnae religionis terrena sidera, aereis et argenteis immo vero aureis etiam sistris argutum tinnitum constrepentes, et antistites sacrorum proceres illi, qui candido linteamine cinctum pectoralem adusque vestigia strictum iniecti potentissimorum deum proferebant insignis exuvias. Quorum primus lucernam claro praemicantem porrigebat lumine non adeo nostris illis consimilem, quae vespertinas illuminant epulas, sed aureum cymbium medio sui patore flammulam suscitans largiorem. Secundus vestitum quidem similis, sed manibus ambabus gerebat altaria, id est auxilia, quibus nomen dedit proprium deae summatis auxiliaris providentia. Ibat tertius attollens palmam auro subtiliter foliatam nec non et Mercuriale caduceum. Quartus aequitatis ostendebat indicium deformatam manum sinistram porrecta palmula, quae genuina pigritia, nulla calliditate nulla sollertia praedita, videbatur aequitati magis aptior quam dextera; idem gerebat et aureum vasculum in modum papillae rutundatum, de quo lacte libabat. Quintus auream vannum laureis congestam ramulis, sextus ferebat amphoram.
11. Nec mora, cum dei dignati pedibus humanis incedere prodeunt; hic horrendus ille superum commeator et inferum, nunc atra, nunc aurea facie sublimis, attollens canis cervices arduas, Anubis, laeva caduceum gerens, dextera palmam virentem quatiens. Huius vestigium continuum sequebatur bos in erectum levata statum, bos, omniparentis deae fecundum simulacrum, quod residens umeris suis proferebat unus e ministerio beato gressu gestuosus. Ferebatur ab alio cista secretorum capax penitus celans operta magnificae religionis. Gerebat alius felici suo gremio summi numinis venerandam effigiem, non pecoris, non avis, non ferae ac ne hominis quidem ipsius consimilem, sed sollerti repertu etiam ipsa novitate reverendam, altioris utcumque et magno silentio tegendae religionis argumentum ineffabile, sed ad istum plane modum fulgente auro figuratum; urnula faberrime cavata, fundo quam rutundo, miris extrinsecus simulacris Aegyptiorum effigiata; eius orificium non altiuscule levatum in canalem porrectum longo rivulo prominebat, ex alia vero parte multum recedens spatiosa dilatione adhaerebat ansa, quam contorto nodulo supersedebat aspis squameae cervicis striato tumore sublimis
".
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antvwala
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« Reply #21 on: October 27, 2010, 10:31:04 am »

Come sempre succede con la tradizione orale, con il tempo e andando di luogo in luogo si trasforma, perde elementi narrativi e ne acquisce di nuovi, sicché alla fine più che di un mito, bisogna parlare di una famiglia di miti.
Questa che vi propongo è una delle versioni più ricche di particolari. Essa è stata rielaborata a partire da testi egiziani di epoca ellenista e, per questa ragione, un aspetto sostanziale del mistero isiaco è stato soffocato dalla razionalità greca. Mi rifersico al fatto che Iside abbia partorito Horus prima ancora di nascere.
Bisogna tenere in conto che per gli iniziati ai misteri isiaci, era chiaro che la sequenza temporale dei fatti era tale e condizionante solamente per gli esseri umani, non per gli dei. A loro era riservata la straordinaria capacità di prescindere dalla sequenza passato>presente>futuro e, in questo contesto, la capacità di Iside di partorire Horus prima che lei stessa nascesse, non è più assurdo.
Il grandissimo filosofo gesuita Teilhard de Chardin pensa che l'evoluzione del cosmo che, iniziando dal Big Bang è approdata sino all'uomo, ha uno scopo ultimo: la creazione di Dio, che pertanto viene ad essere punto iniziale, ma anche finale dell'evoluzione.
Bando alle ciarle, ecco il bel testo del mito di iside e Osiride:


Iside, Osiride e gli altri dei

Iside era figlia di Geb, il dio della terra, ed era rappresentato come un'oca: per questo la dea era chiamata anche "uovo dell'oca". La madre di Iside era Nut, la "signora degli astri", i quali erano tutti suoi figli. Esiste un mito al riguardo: i figli/astri: entravano dalla sua bocca, percorrevano il suo corpo e uscivano dal grembo. Proprio per questo le fu assegnato il poco poetico epiteto di "scrofa che mangia i suoi maialini".
Nut fu separata da Geb dal dio Shu e diede alla luce Iside, Osiride, Seth, Neftis e Horo-Horoeris, durante i cinque giorni epagomeni. Iside aveva sposato il fratello Osiride, il quarto faraone divino dell'Egitto. Era un saggio e mite legislatore e insegnò ai sudditi a venerare gli dei e a coltivare la terra. Iside aveva insegnato alle donne la filatura e come guarire le malattie usando medicamenti naturali, erbe e ... i sogni.
Ma come in ogni storia...c'è sempre qualcosa o qualcuno che sfugge al controllo del destino. Seth, il malefico fratello, era invidioso della felicità dei due sovrani. Durante un viaggio in Asia, ordì una trappola avvalendosi dell'aiuto di ben 72 cospiratori. Il suo intento era di sbarazzarsi del fratello. Fu così che richiamò Osiride in patria e con la scusa di festeggiare il suo ritorno, durante il banchetto fece introdurre una cassa stranissima, costruita secondo le esatte misure di Osiride. Tutti gli invitati, come in un bel gioco, cercarono di entrarci, ma solo Osiride ci riuscì. I cospiratori con a capo Seth chiusero la cassa e la gettarono nel Nilo, in modo che la corrente la potesse trascinare via rapidamente. La morte avvenne il 7 di Athyr, cioè il 13 novembre.
Iside appresa la notizia tornò subito in patria e con l'aiuto di Neftis (sorella/cognata) si mise alla ricerca del corpo del suo amato sposo. Iside era a conoscenza del fatto che Neftis avesse avuto un figlio segreto da Osiride (che in buona fede non si era accorto di essersi unito con Neftis, poichè ella aveva indossato le vesti profumate di Iside),  Anubis, che divenne il guardiano fedele di Iside.
Lunga fu la ricerca,la triste dea chiedeva a tutti notizie... anche ai bambini,a cui donò il potere di profetare basandosi sulle parole che pronunciavano a caso mentre giocavano sui luoghi sacri. Questo perchè furono proprio loro a indicarle il luogo esatto in cui giaceva la cassa:Byblos. Era incastrata sulle fronde di un tamerisco stregato. Solo quando un re decise di farlo sradicare per farne una colonna, Osiride venne recuperato. Dopo varie peripezie per ottenerla, quando Iside aprì la cassa cadde in una profonda disperazione. Ecco allora venire in suo soccorso  Thoth, che insegnò a Iside come modificare eventi malvagi, essendo lei forte di lingua e perfetta nel comando della parola. Così Iside assunse la forma di falcone e si librò sul corpo senza vita di Osiride e inviando luce con lo splendore delle sue piume, concepì Horus. "Ho fatto la parte dell'uomo, sebbene io sia donna, per risvegliare il tuo nome divino qui sulla terra, finchè il tuo seme fu nel mio corpo".
Era intenzione di Iside onorare il marito con una solenne celebrazione funebre, così decise di nascondere la bara nelle paludi del Delta del Nilo e fece ritorno in Egitto. Seth, il perfido traditore, in quei giorni si trovava proprio nelle zone del Delta a caccia di cinghiali... purtroppo il fato volle che inciampasse su una radice di cipolla e … finisse sopra la cassa di Osiride. Seth, rabbioso fece a pezzi il corpo del fratello: precisamente 14, tanti quante le fasi della luna nuova, piena e calante, disperdendoli per tutto il paese. Iside ebbe l'ingrato compito di recuperare i resti, cercandoli per tutte le paludi con una piccola imbarcazione di papiro (la leggenda dice che le imbarcazioni di papiro sono care alla dea e per questo non possono essere attaccate dai coccodrilli).
Iside ricompose tutto lo scempio, ma mancava una parte, il pene, che era stato mangiato da un pesce che abitava i fiumi africani: l'ossirinco. Ovunque la bella Iside trovasse un pezzo del corpo del suo amore perduto, erigeva un tempio, oppure impastava i pezzi con cera, fango, acqua, dandoli ad alti dignitari: un corpo sacerdotale depositario di una serie di riti e onori. Il corpo di Osiride fu imbalsamato da Anubis, per assicurare la vita eterna al dio. Seth pretendeva il trono d'Egitto e accusò Horus di non essere degno di aspirare alla successione, poichè figlio illegittimo generato da Iside in modo oscuro dopo la sua morte. Il concilio eliopolitano discusse la causa per oltre 80 anni, sino a che Neith decise di intervenire.
Neith era la possente, la madre divina, la quale inviò una lettera per dire: "Da la carica di Osiride a suo figlio Horus e non compiere quegli atti malvagi che sono fuori luogo (riferito a Seth) altrimenti io andrò in collera e il cielo precipiterà sulla terra. E si parli al signore dell'universo, il toro che risiede in Heliopolis. Raddoppia i possessi di Seth, da' a lui Anta e Astarte, le tue due figlie e poni Horus al posto di suo padre Osiride". I nove accettarono la sentenza, ma Horus venne accecato da Seth e dovette ricorrere alla dea Hator per recuperare la vista. Nella battaglia decisiva, Seth perse i testicoli, ma Horus sconfisse pienamente il nemico. Dopo quelle diatribe continue, Osiride,s degnato e offeso, minacciò gli dei e con il potere che gli era stato dato al momento della creazione primordiale da Ptah, costrinse finalmente l'Enneade a proclamare definitivamente un giudizio a favore di Horus.
Cosa rappresentano Iside, Osiride, Horus, la grande triade divina?
Nella cultura egizia sono déi reali, viventi, sconosciuti ai profani.Il mito trae origine da una tradizione osiriana che è propria del patrimonio rituale-occidentale. Osiride e Iside sono la "coppia divina", alla quale il popolo egizio si è rivolto per onorare i misteri della loro teocrazia faraonica. Osiride è il dio solare di Abydos. La sua natura sacrale si manifesta soprattutto nel suo ciclo di morte-rinascita, per affermare il trionfo della vita, del sole sul caos. La luce del sole risorge alla vita come Gloria di Ra. Il risveglio di Osiride passa attraverso la sua amata Iside, la signora del Nilo che percorre le correnti della vita per restituirle allo sposo divino che nè è padre legittimo.
Iside fu il prototipo della dea che trasmise l'Iniziazione Sacerdotale e la Conoscenza Arcana a coloro che giungeranno a superare prove di purificazione magica. La grande madre, la dea della magia che oltrepassa il Guardiano della Soglia per accedere ai segreti dell'immortalità Osiridea.
Questo avveniva nei suoi templi, che andavano da Pefrem a Pompei, dove i grandi sacerdoti portavano la conoscenza misterica di Iside, che a sua volta l'aveva ricevuta da Thoth, il demigurgo sposo di Maat, dea della giustizia e della verità. Thoth, oltre ad essere consulente e amico di Osiride, era anche colui che soccorreva nei momenti più tragici Iside alla quale aveva insegnato come modificare gli eventi malvagi grazie all'Arte Arcana della retta pronuncia delle parole divine. Osiride incarna la doppia natura, terrena e ultraterrena della regalità.
E' Seth che minaccia di interrompere l'obbligo scambievole tra padre e figlio di assumere il potere pontificale ed è per tale motivo che si scontra con Horus il cui compito è ristabilire l'ordine divino e comparire di fronte al consiglio degli déi. Seth al cospetto del figlio divino è destinato a soccombere, e come potrebbe essere altrimenti? L'oscurità rigettata, lascia spazio all'erede legittimo che andrà a visitare il padre nell'oltretomba e lo riporterà in vita. Se Horus viene iniziato ad una maggiore consapevolezza con un viaggio che lo introduce oltre la soglia della nascita mortale, il mondo dei morti, Osiride è collegato ai grandi misteri e presiedeva ai più alti rituali di magia, come ad esempio alla creazione da parte degli adepti della Bevanda Aurea capace di rendere la loro natura immortale e incorruttibile. Horus è il compimento della teologia solare e grazie alla sua natura coraggiosa e tenace ricostruisce in sè e nel cosmo l'unità originaria venerata come Aurea ma soprattutto costituisce il punto sizigiale della Triade divina
(dal greco: syn mettere assieme, zygon giogo; letteralmente "con giogo"). Indica l'allineamento di un pianeta con la Terra e con il Sole oppure ciascuno dei momenti in cui la Luna si trova in congiunzione od opposizione al Sole.
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justinopolitanus
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« Reply #22 on: November 07, 2010, 01:01:00 pm »

Oggi sono andato in pellegrinaggio ad un tempio di Iside  Smiley, probabilmente un ninfeo, del quale restano forse sette colonne in cipollino.
Dopo esser stato ieri a una fiera della numismatica a Bologna, piuttosto scarsa di "ancient coins", mi sono fermato a dormire e oggi ho visitato il complesso di Santo Stefano, in centro. Il ninfeo è stato trasformato dai cristiani prima in battistero, poi in Chiesa del Santo Sepolcro e ora ospita il sepolcro di S. Petronio.
Inserita nel muro dell'attigua chiesetta di S.Giovanni Battista, edificata dai Longobardi, una lapide.
Poichè purtroppo non avevo la macchina fotografica invio una foto trovata in Internet e il testo della lapide, trovati entrambi a questo indirizzo:
http://www.chieracostui.com/costui/docs/search/schedaoltre.asp?ID=10561



DOMINAE ISIDI VICTRICI
NOMINE M.CALPURNI TIRONIS [    ] SUO EX PARTE PATRIMONI SUI
SEXTILIA M. LIB. HOM. ULLA PER ANIC[     ]M LIB. SUUM UT FIERET TEST. CAVIT
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antvwala
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« Reply #23 on: November 07, 2010, 02:35:32 pm »

Mi sembra assai significativo che la lapide sia rimasta inserita in un chiesa cristiana, senza che fosse cancellata, come generalmente succedeva per qualunque iscrizione pagana!

Antvwala
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justinopolitanus
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« Reply #24 on: November 08, 2010, 04:07:01 am »

Isi, Paraetonium genialiaque arva Canopi
    quae colis et Memphin palmiferamque Pharon,
quaque celer Nilus lato delapsus in alveo
    per septem portus in maris exit aquas,
per tua sistra precor, per Anubidis ora verendi—
    sic tua sacra pius semper Osiris amet,
pigraque labatur circa donaria serpens,
    et comes in pompa corniger Apis eat!
huc adhibe vultus, et in una parce duobus!
    nam vitam dominae tu dabis, illa mihi.


O Iside, che abiti a Paretonio e  Menfi e a Canopo e a Faro, ricca di palme, e ovunque il Nilo dal rapido corso scorrendo nel suo ampio letto sbocchi per sette foci nelle acque del mare, ti supplico per i tuoi sistri, per il terribile volto di Anubi -ami il pio Osiride sempre i tuoi riti, il serpente strisci pigramente intorno alle offerte e nella processione ti sia compagno il cornuto Api -, volgi qui il tuo volto, e concedi una grazia a due esseri; infatti se tu darai la vita alla mia donna, lei la darà a me.

Ov. am. 2, 13, 7
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