Classical Numismatics Discussion
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FORVM`s Classical Numismatics Discussion Board  |  Ancient Coin Discussions In Other Languages  |  Forum di discussione di Numismatic in Italiano (Moderator: paolo)  |  Topic: MITI, LEGGENDE E PERSONAGGI 0 Members and 1 Guest are viewing this topic. « previous next »
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Author Topic: MITI, LEGGENDE E PERSONAGGI  (Read 90410 times)
yafet_rasnal
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« on: March 13, 2006, 03:55:31 am »

Di seguito il menù Smiley

1) CHIMERA - roth37
http://www.forumancientcoins.com/board/index.php?topic=26931.msg176219#msg176219

2) AURELIANO - adamaney
http://www.forumancientcoins.com/board/index.php?topic=26931.msg176374#msg176374

3) DIONISO - roth37
http://www.forumancientcoins.com/board/index.php?topic=26931.msg176642#msg176642

4) VERCINGETORIGE - Lorenzo Bassi
http://www.forumancientcoins.com/board/index.php?topic=26931.msg176815#msg176815

5) GIUNONE MONETA - petronius arbiter
http://www.forumancientcoins.com/board/index.php?topic=26931.msg177030#msg177030

6) HELIOS - roth37
http://www.forumancientcoins.com/board/index.php?topic=26931.msg177936#msg177936

7) IL RATTO DI PERSEFONE - Postumus
http://www.forumancientcoins.com/board/index.php?topic=26931.msg178366#msg178366

8]  ERCOLE CHE COMBATTE IL LEONE NEMEO - Postumus
http://www.forumancientcoins.com/board/index.php?topic=26931.msg178367#msg178367

9) IL MITO DI TARPEA - Postumus
http://www.forumancientcoins.com/board/index.php?topic=26931.msg178368#msg178368

10) IL RATTO DELLE SABINE - Postumus
http://www.forumancientcoins.com/board/index.php?topic=26931.msg178369#msg178369

11) CIBELE - Postumus
http://www.forumancientcoins.com/board/index.php?topic=26931.msg178370#msg178370

12) LA CORNUCOPIA - Postumus
http://www.forumancientcoins.com/board/index.php?topic=26931.msg178371#msg178371

13) BELLEROFONTE - Postumus
http://www.forumancientcoins.com/board/index.php?topic=26931.msg178372#msg178372

14) PEGASO - Postumus
http://www.forumancientcoins.com/board/index.php?topic=26931.msg178373#msg178373

15) LA LUPA CON ROMOLO E REMO - Postumus
http://www.forumancientcoins.com/board/index.php?topic=26931.msg178374#msg178374

16) DIANA - Postumus
http://www.forumancientcoins.com/board/index.php?topic=26931.msg178375#msg178375

17) VITTORIA ALATA - Postumus
http://www.forumancientcoins.com/board/index.php?topic=26931.msg178377#msg178377

18] IL SACELLO DI VENERE CLOACINA - Tacrolimus
http://www.forumancientcoins.com/board/index.php?topic=26931.msg178380#msg178380

19) HONOS - Tacrolimus
http://www.forumancientcoins.com/board/index.php?topic=26931.msg178382#msg178382

20) VENERE - Petronius Arbiter
http://www.forumancientcoins.com/board/index.php?topic=26931.msg178565#msg178565

21) MONETA - Postumus
http://www.forumancientcoins.com/board/index.php?topic=26931.msg178613#msg178613

22) LA LEPRE DI MESSANA - roth37
http://www.forumancientcoins.com/board/index.php?topic=26931.msg178855#msg178855

23) VESTA - Petronius Arbiter
http://www.forumancientcoins.com/board/index.php?topic=26931.msg178908#msg178908

24) AQUILA - Postumus
http://www.forumancientcoins.com/board/index.php?topic=26931.msg179107#msg179107

25) CADUCEO - Postumus
http://www.forumancientcoins.com/board/index.php?topic=26931.msg179109#msg179109

26) VENERE - Postumus
http://www.forumancientcoins.com/board/index.php?topic=26931.msg179111#msg179111

27) GIOVE - Postumus
http://www.forumancientcoins.com/board/index.php?topic=26931.msg179112#msg179112

28) DIOSCURI - Roth37
http://www.forumancientcoins.com/board/index.php?topic=26931.msg181861#msg181861

29) LARI - Plinius
http://www.forumancientcoins.com/board/index.php?topic=26931.msg182321#msg182321

30) GRIFONE - Gionata
http://www.forumancientcoins.com/board/index.php?topic=26931.msg182784#msg182784

31) MEDUSA - Lele
http://www.forumancientcoins.com/board/index.php?topic=26931.msg183968#msg183968

32) IL DESULTOR - Tacrolimus
http://www.forumancientcoins.com/board/index.php?topic=26931.msg184012#msg184012

33) I TELCHINI - Roth37
http://www.forumancientcoins.com/board/index.php?topic=26931.msg184518#msg184518

34) ATENA - Lele
http://www.forumancientcoins.com/board/index.php?topic=26931.msg184688#msg184688

35) ARETUSA -  Miglio
http://www.forumancientcoins.com/board/index.php?topic=26931.msg184889#msg184889

36) PETRONIUS ARBITER - Petronius arbiter
http://www.forumancientcoins.com/board/index.php?topic=26931.msg188278#msg188278

37) LE MUSE - Plinius e Roth37
http://www.forumancientcoins.com/board/index.php?topic=26931.msg188354#msg188354

38) ERCOLE - Gionata
http://www.forumancientcoins.com/board/index.php?topic=26931.msg196056#msg196056

39) TRIPODE - Roth37
http://www.forumancientcoins.com/board/index.php?topic=26931.msg201532#msg201532

40) LITUUS - Roth37
http://www.forumancientcoins.com/board/index.php?topic=26931.msg207223#msg207223

41) MINOTAURO - scardan123
http://www.forumancientcoins.com/board/index.php?topic=26931.msg221633#msg221633

42) BERENICE IIª - Roth37
http://www.forumancientcoins.com/board/index.php?topic=26931.msg273645#msg273645

43) TYCHE - Roth37
http://www.forumancientcoins.com/board/index.php?topic=26931.msg285149#msg285149

44) ZOE CARBONOPSINE - justinopolitanus
http://www.forumancientcoins.com/board/index.php?topic=26931.msg288886#msg288886

45) LA AKAKIA - Antvwala
http://www.forumancientcoins.com/board/index.php?topic=26931.msg296576#msg296576

46) LA TRIADE CAPITOLINA - Antvwala
http://www.forumancientcoins.com/board/index.php?topic=26931.msg296601#msg296601

47) L'ARABA FENICE - Antvwala
http://www.forumancientcoins.com/board/index.php?topic=26931.msg296604#msg296604

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« Reply #1 on: March 14, 2006, 09:02:06 am »

AUTORE: roth 37

TITOLO: 1) CHIMERA

Nacque negli armenti del Re di Lycia.
Mostro favoloso con testa di leone, ventre di capra e coda di drago, nato dall'accoppiamento di Tifone e di Echidna.
Vomitava fuoco e fiamme. Il suo alito distruggeva le messi e la vita vegetale.
A lungo rese la Licia desolata, finchè Bellerofonte non la uccise.
Sembra che la Chimera fosse un simbolo di un antico calendario diviso in tre stagioni:
a) il leone era il simbolo della primavera;
b) la capra il simbolo dell'estate;
c) il drago quello dell'inverno.

(da Morelli A. -1989 - Dei e Miti)
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Sergio Rossi
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adamaney
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« Reply #2 on: March 15, 2006, 01:10:30 pm »

Forse un po' fuori tema (a meno che non si voglia vedere in Aureliano un mito in senso figurato Smiley ), ma giusto per dare un piccolo contributo. Un saluto cordiale a tutti, Dario Ferro

Autore: Adamaney

Titolo: 2) Aureliano


AURELIANO
Lvcivs Domitivs Avrelianvs
ca.10/270 - ca. fine 09/275


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Nasce il 5 settembre del 214, o, secondo un'altra versione, nel 207; anche il luogo di origine è incerto: sono accreditati sia la zona di Sirmium, in Pannonia Inferiore, che la Mesia Inferiore. Il padre era probabilmente un militare, stanziatosi come colono sui terreni di un senatore di nome Aurelio; la madre era forse una sacerdotessa del culto del Sole. Gli inizi della sua carriera sono decisamente brillanti, tanto che, da semplice soldato, scala i gradini della gerarchia militare sino a ricoprire le cariche di centurione, tribuno di coorte, tribuno di legione e prefetto di cavalleria sotto Valeriano Padre: diviene così, gradualmente, uno dei più importanti ed influenti capi militari dell'Impero. Attorno al 258 sposa Ulpia Severina, figlia del senatore Ulpio Crinito (lontano parente dell'imperatore Traiano). Nel 260, allorquando Valeriano è fatto prigioniero da Sapore, re di Persia, viene acclamato Gallieno, che decide di mettere in secondo piano la figura di Aureliano, ormai divenuta scomoda per i larghi appoggi che può vantare nell'esercito. Nel 268 Aureolo, capo della cavalleria, si ribella a GalIieno a Milano, e la città viene assediata. Aureliano è, con Claudio II il Gotico, uno dei generali dell'imperatore, ma i due congiurano per assassinarlo, considerandolo ormai incapace di gestire la crisi generale in cui riversa il potere centrale. Claudio diviene successore alla porpora, e nomina Aureliano Maestro di Cavalleria, con la condanna alla pena capitale di Aureolo. Quando, nel 270, Claudio muore di peste, Aureliano conclude rapidamente la guerra contro i Goti, quindi si muove contro le pretese del fratello di Claudio, Quintillo (riconosciuto Augusto dal Senato), facendosi acclamare imperatore a Sirmium. Alla notizia Quintillo, ad Aquileia, si suicida, ed il Senato, di fronte ai fatti, riconosce l'autorità di Aureliano. A questo punto per il neo-imperatore appare subito di primaria importanza affrontare gli Iutungi, che hanno invaso la Pianura Padana penetrando dal Brennero. Alla notizia del suo arrivo questi iniziano a ritirarsi, ma Aureliano li raggiunge e li batte poco prima del Danubio, recuperando il loro ingente bottino.
Si reca quindi, finalmente, a Roma, per il completo riconoscimento dei poteri imperiali, ma presto è nuovamente chiamato a nord per respingere oltre il Danubio i Vandali, sui quali ottiene una importante vittoria e riesce ad imporre vantaggiose condizioni in cambio dell'aver loro risparmiato la vita. Immediatamente dopo, però, una nuova ondata di barbari mette alla prova lui e le sue truppe: Marcomanni ed Alamanni dilagano in Italia, e l'Imperatore lascia precipitosamente la Pannonia per affrontare gli invasori presso Piacenza (siamo nel 271), dove, però, subisce una pesante sconfitta. La notizia porta il caos a Roma, ma la disorganizzazione degli invasori permette ai Romani di ricomporsi e di batterli sul Metauro, a Fanum Fortunae e a Pavia. La costante minaccia delle invasioni provenienti dal centro Europa spinge Aureliano alla costruzione di una nuova cinta muraria a difesa dell'Urbe, nello stesso anno. L'imponente opera, dato il grave bisogno di truppe che costantemente attanaglia l'Impero, è portata a termine da civili.

Oltre alle invasioni esterne, egli si trova a far fronte a vari casi di rivolte provenienti dall'interno, con diversi fugaci usurpatori che proclamano la propria indipendenza (Settimio in Dalmazia, Domiziano in Gallia, ecc.). Ben più grave è però il problema orientale: le province più ad est sono di fatto governate in maniera indipendente da Vabalato e dalla madre di questi, Zenobia: autoproclamatisi Augusti, hanno stabilito la propria capitale a Palmira (metà del 271).
 

Aureliano nel 270 ha accordato loro alcune concessioni, temendo che tutto l'Oriente potesse uscire dal suo controllo. Tuttavia la loro autoproclamazione lo spinge a muoversi alla loro offensiva, cosicché in prima persona parte per l'Oriente (271): durante la campagna seda i disordini in Tracia e sconfigge ripetutamente i Goti sul Danubio, lasciando loro, però, mano libera sulla Dacia transdanubiana, le cui frontiere sono ormai ritenute troppo difficili da difendere (fissa il confine presso la sponda occidentale del fiume). La "riconquista" dell'Asia Minore non incontra particolare resistenza, anche per la saggia politica che l'Imperatore adotta da subito con le città e i territori che a mano a mano riesce a riportare sotto il controllo di Roma (limita o addirittura vieta i saccheggi da parte delle proprie truppe): anche per questo il suo generale Probo riesce a riprendere rapidamente l'Egitto, senza spargimenti di sangue, e l'esercito di Zenobia subisce una pesante sconfitta in Siria (dove Aureliano viene acclamato, ad Antiochia), tanto che la stessa sovrana viene catturata prima di riuscire ad organizzare la difesa dall'assedio di Palmira, proprio mentre è in procinto di chiedere aiuto ai Persiani. La città viene presa e Zenobia posta sotto processo, ma riesce ad addossare le proprie colpe politiche sul proprio consigliere e ad avere salva la vita. Aureliano rientra in Occidente, ma presto il governatore da lui posto a Palmira deve affrontare una nuova ribellione, ed anche l'Egitto mostra nuovi segni di disobbedienza a Roma: l'Imperatore torna rapidamente e riprende entrambe le regioni, potendosi così dedicare, ora, al fronte della Gallia, dove Tetrico regge lo stato Gallo-Romano fondato da Postumo; questo avrà però vita breve: nella primavera del 274, presso Catalaunos (nello Champagne), l'armata romana e l'armata ribelle si scontrano, e lo stesso Tetrico, ormai conscio dell'irreparabilità degli eventi, abbandona il suo esercito consegnandosi ad Aureliano. Questi, nei mesi successivi, riorganizza l'amministazione della Gallia e affida a Probo il controllo del confine del Reno. Sono maturi i tempi per celebrare il Trionfo dell'Imperatore, a metà del 274: a Roma Tetrico, suo figlio omonimo e la regina Zenobia, prigionieri, divengono i simboli, dinanzi al mondo, del potere di Aureliano e dell'avvenuta riunificazione dell'Impero. L'imperatore risparmia comunque la vita a tutti: Tetrico è nominato governatore in Lucania, Zenobia viene mandata a Tivoli, sotto controllo. A fine anno Severina riceve il titolo di Augusta, ed egli è chiamato in Gallia e in Rezia per domare alcuni disordini.
Sotto "Manu ad ferrum" ("Mano alla spada", uno dei soprannomi di Aureliano, derivatogli dalla sua fama militare) si compie una importante riforma monetaria, che mette ordine nello stato di generale decadimento nel quale è caduta la produzione delle zecche imperiali. La pesante inflazione infatti ha ormai ridotto l'antoniniano ad un livello di metallo fino irrisorio, e la fiducia nella forte moneta battezzata da Caracalla è ormai un lontano ricordo. La riforma, ancor oggi oggetto di studi e di discussioni, include alcuni importanti provvedimenti. Fra questi la provvisoria chiusura dell'officina di Roma, che emette pezzi troppo scadenti anche al confronto con quelli prodotti in varie altre zecche imperiali, per permetterne una riorganizzazione generale.
Va premesso che, non essendo finanziariamente possibile un significativo innalzamento del fino contenuto anche per le enormi difficoltà di reperimento del metallo, la riforma è indirizzata all'emissione di pezzi, se non altro, di fattura e dimensioni migliori (emissione che il potere centrale può ora permettersi in forza delle entrate derivanti dal recupero delle province d'Oriente), e con una chiara indicazione del valore intrinseco sulla moneta stessa. La riforma si concretizza in quella nuova moneta che studi ormai consolidati nel tempo accreditano del valore nominale di 4 denari (quindi due antoniniani ante-riforma), che reca, all'esergo, la dicitura "XXI" (per l'oriente "KA"), stante a significare il rapporto di cambio fisso di 20 pezzi ( XX ) per uno ( I ) di argento puro, pari ad un titolo del 5%; il titolo è quindi uguale a quello delle monete emesse prima della riforma sia dagli Augusti precedenti, sia dallo stesso Aureliano (antoniniani più piccoli recanti la dicitura VSV: Usualis), ma le dimensioni sono maggiori, ed il valore facciale è doppio. Una tendenza tende a definire la moneta da 2 antoniniani (4 denari) in maniera chiaramente distinguibile dalla vecchia, ribattezzandola Aureliano (J.-Pierre Callu: "La politique monétaire des Empereurs Romains de 238 à 311" - Parigi, 1969). Nell'ambito della riforma, o comunque durante il regno di Aureliano, viene anche migliorata la tecnica di argentatura delle coniazioni.




La riforma monetaria non è la sola azione stabilizzatrice, finanziaria e non, attuata dall'Imperatore: screma la struttura pubblica da gran parte dell'apparato burocratico costituito da esattori corrotti e spie, dà solidità maggiore al prezzo e alla distribuzione statale dei generi di prima necessità, inizia una ristrutturazione agricola per recuperare i troppi terreni in abbandono in tutta la Penisola. Inoltre istituisce ufficialmente il culto del Sol Invictus, innalzando un tempio a Roma e riprendendo così la sostituzione dei culti tradizionali; la data della celebrazione della natività del Sole è fissata al 25 dicembre, data poi ereditata dal culto Cristiano. Il culto viene prescritto ufficialmente alle milizie ed i suoi simboli sono aggiunti alle insegne militari, nonché ai rovesci di diverse emissioni monetarie.
Nell'estate del 275 Aureliano, nell'intento di riprendere completamente la Mesopotamia ai Parti, si rimette in viaggio verso l'Oriente. Siamo, forse, attorno alla fine di settembre giunge in Tracia, dove si verifica l'episodio che gli sarà fatale: un suo stretto collaboratore, sospettato di avergli mentito, nel timore di essere giustiziato fa circolare fra i pretoriani la falsa voce che alcuni di loro sarebbero stati probabilmente messi a morte perché sospettati di tradimento. In breve viene organizzato il complotto, e l'imperatore è pugnalato alle spalle da un soldato: si consuma così a Cænophrurium, vicino Bisanzio, la fine di colui che, in appena cinque anni, realizzò una colossale impresa di salvataggio dell'Impero, difendendolo dalle invasioni e dalla disgregazione interna. La grandezza di Aureliano si perpetuerà anche dopo la sua morte: fatto unico nella storia del terzo secolo, l'esercito si dimostra incapace di scegliere un degno successore dell'Imperatore. Dal punto di vista militare (quindi del potere di fatto) senza dubbio è Probo l'uomo che, più di ogni altro, parrebbe degno e capace di raccoglierne l'eredità, ma la porpora verrà affidata a Tacito, dopo un periodo di "stallo" durato circa due mesi, durante i quali è forse il Senato a pervenire ad una decisione, probabilmente dopo complesse trattative con l'esercito.
Nel periodo di vacatio alcuni vedono in Severina la momentanea "reggente" dell'Impero.

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roth37
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« Reply #3 on: March 17, 2006, 08:03:48 am »

AUTORE: roth37

Titolo: 3) DIONISO

Altro nome: Bacco. Uno dei molti nomi con cui Sofocle è uso chiamarlo. Il suo nome indica uno stato di ebbrezza, legato ai nomi di "baccanali" e di "baccanti". Talvolta ci si lega ad un nome, talvolta all'altro.
Il suo culto fu introdotto in Grecia dalla Tracia fra l'VIII° ed il VII° sec a.C., dove veniva venerato con il nome di Sabazio. Dioniso non era soltanto una divinità dalla potenza fecondatrice, ma anche una forza creatrice spirituale.
Dallo sviluppo delle lamentele sembra essere nata la tragedia (quando moriva il capro sacrificato); dal giubilo per la risurrezione dell'anima, la commedia.
Esistono due versioni leggendarie sulla nascita di questo dio.
La prima, figlio di Persefone (Proserpina).
Sembra che Demetra nascose la figlia Persefone in una grotta in Sicilia e la fece custodire da due serpenti. Ma Giove, assumendo egli stesso una forma di serpente, si accoppiò con la fanciulla generando Bacco (Dioniso).
La seconda invece dice che Dioniso fu generato dall'unione di Giove con Semele, figlia di Cadmo ed Armonia.
Per la immediata gelosia di Giunone, sembra che Giove si sgravò del piccolo Bacco cavandoselo dalla coscia, come aveva già fatto per la nascita di Atena.
E Giove umiliò Giunone costringendola ad allattare il piccolo Dioniso.
Divenuto grande, Dioniso (Bacco) fu allevato da Sileno, suo maestro e compagno, benchè costui fosse vecchio e di sembianze quasi femminili. Poi fu allevato da ninfe, satiri, baccanti o menadi (donne invasate).
Punì con la follia (il negativo dell'ebbrezza) le donne che rifiutarono il suo culto: le figlie di Minia, quelle di Preto, e le sorelle di sua madre Semele.
Tra le sue molteplici imprese si ricorda la lotta contro i Giganti (sotto forma di leone) e la discesa agli inferi per riprendere la madre Semele. Dalle nozze con Arianna ebbe molti figli.
Sembra che una volta Bacco fosse rapito da pirati etruschi mentre si trovava su una nave, desiderosi di un grande riscatto. Solo il nostromo avava capito che non si trattava di un comune mortale. I marinai, sgomenti, si gettarono in mare e furono trsformati in delfini.
Si dice che Dioniso fece il dono del vino agli uomini tramite Icario, chè anch'egli venne ucciso dai suoi vicini, resi ubriachi dalla bevanda.
Si desidera far presente che Dioniso è il dio più difficile da raccontare di tutta la mitologia greca, sia per le probabili origini orientali che per i culti ed i suoi miti iniziatici.
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Sergio Rossi
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Lorenzo Bassi
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« Reply #4 on: March 18, 2006, 09:46:47 am »



Titolo: 4) Vercingetorige


Tra i miti e leggende sicuramente merita un posto Vercingetorige . Ma chi era questo guerriero? Di lui sappiamo ben poco, era un Arverno, cioè un cittadino della popolazione protostorica che occupava i territori che oggi corrispondono all’Auvergne, nel Massiccio Centrale francese.
Il suo nome e passato alla storia non per quello che fece durante la sua breve vita, ma per il racconto della sua resa a Cesare attraverso decine di incisioni e dipinti che hanno fatto del seguente episodio una scena arcinota: il capo gallico arriva a cavallo dinanzi a Cesare, gli gira intorno e poi si spoglia delle armi per gettarle ai suoi piedi. Il racconto di questa scena proviene da Plutarco, che scrisse: «Il capo supremo della guerra, Vercingetorige, prese le sue armi piú belle, bardò il cavallo e cosí passò la porta della città (Alesia). Vercingetorige avrebbe potuto fuggire (…), ma sperando di poter ottenere il perdono da Cesare, andò a trovarlo senza farsi annunciare: comparve all’improvviso davanti a Cesare che sedeva su una tribuna, poi, saltando giú dalla sua cavalcatura, gettò tutte le sue armi e si sedette lui stesso ai piedi di Cesare e disse: tu hai vinto, uomo valoroso, il piú valoroso degli uomini».

Sicuramente il racconto di Plutarco è frutto di fantasie o meglio della propaganda dell’epoca, Vercingetorige non avrebbe mai  potuto lasciare Alesia e fare un solo passo in direzione delle linee romane senza essere massacrato. Se si trattava di una resa, i vinti si consegnavano sempre disarmati.

Per quanto riguarda il significato del suo nome , sono state proposte le etimologie piú disperate. L’interpretazione oggi accettata dai linguisti è la seguente: ouer, prefisso di origine indoeuropea che significa “su” o “sopra”; kingues o kinguet vuol dire il guerriero, l’eroe; riks: il re. Se ne ricava dunque Vercingetorix= Re supremo dei guerrieri.
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petronius arbiter
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« Reply #5 on: March 19, 2006, 03:04:02 pm »

AUTORE: petronius arbiter

Titolo: 5) Giunone Moneta

Mi inserisco nella discussione con quello che, senza nulla togliere agli altri, per noi numismatici dovrebbe essere il "Mito" con la maiuscola, quello della dea Moneta.

Giunone, sorella e moglie di Giove, la Era dei greci, godeva a Roma di un particolare e profondo culto, e le erano state conferite varie attribuzioni con altrettanti epiteti in aggiunta al suo nome: Regina (protettrice del popolo romano), Lucina (che sovrintendeva ai parti), Caprotina (dava fecondità), Sospita (salvatrice), Pronuba (che favoriva le giovani spose), ed infine MONETA (che elargiva buoni consigli).
Quest'ultima aveva la sua cella accanto a quella di Giove nel Tempio Capitolino, nel posto dove prima sorgeva la casa di Manlio, che avvertì i Romani (Monitor) dell'assalto dei Galli (Manlio, secondo la leggenda, fu a sua volta avvertito dagli schiamazzi delle oche del Campidoglio).

Verso il III secolo a.C. l'officina monetale di Roma fu posta in Campidoglio, accanto al tempio di Giunone Moneta, e da essa i manufatti della zecca (termine arabo posteriore: SIKKA = casa della moneta) presero il nome di MONETE; naturalmente l'officina fu posta sotto la tutela della dea, che ne divenne protettrice ufficiale.
Come tale fu raffigurata, già in età repubblicana, sulle monete: come in questo denario di Titus Carisius (da wildwinds) che mostra al rovescio alcuni arnesi (martello, incudine, pinze) necessari alla coniazione di monete, sormontati dal berretto in cuoio di Vulcano, dio dei fonditori.

[link removed by admin.  Image below.]

Giunone Moneta durante l'Impero divenne MONETA AVGVSTI o SACRA MONETA AVGVSTI e fu rappresentata come una florida donna recante una cornucopia e una bilancia.
Come in questo follis di Diocleziano (dalla mia collezione).

petronius  Cool
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« Reply #6 on: March 25, 2006, 09:47:23 am »

AUTORE: roth37

TITOLO: 6) HELIOS

HELIOS o SOL per i Romani. Dio del Sole, nacque assieme alle sorelle Eos (Aurora) e Selene (Luna) dall' unione di Titano Iperione con la Titanessa Tea o Eurifaessa. Poichè Eurifaessa significa "splendente lontano", essa è la Luna, mentre Iperione vuol dire "quello di sopra" ossia il Sole stesso. Si credeva dunque che il sole si autogenerasse nella luna. Per il mondo omerico, Helios, essendo figlio di Titani, non era un vero dio, ma era ugualmente raffigurato come un giovane biondo bellissimo.
Svegliato da un gallo. animale a lui sacro, ed annunciato da Eos, Helios conduceva ogni giorno la sua quadriga per il cielo. Il cocchio era d'oro ed i quattro cavalli emettevano fuoco dalle nari. Partiva da un palazzo sito nella Colchide (o nel paese degli Etiopi) in oriente, per arrivare ad un altro palzzo nel Paese delle Esperidi in occidente. Ivi giunto, staccava i cavalli per farli pascolare nell'Isola dei Beati. Egli stesso si accomodava in una grandissima coppa (un battello d'oro), opera di Efesto, che sulle onde dell'Oceano rapidamente lo riportava al punto di partenza.
Dall'alto del cielo Helios sentiva e vedeva tutto. Non proprio tutto, perchè non si accorse quando in Sicilia i compagni di Ulisse gli rubarono l'armento sacro. Era quindi nemico di chi agisce nell'ombra come i ladri e gli assassini. Vide però il ratto di Persefone e gli amori proibiti di Afrodite ed Ares.
La moglie di Helios si chiamava Perseide, Neera o Rode, un'oceanina che gli dette Eete, padre di Medea e di Circe, Perse e forse Pasifae. Si disse anche di altre sette figlie di Helios, le Eliadi; anche delle Cariti gli venne attribuita la paternità. Ma non basta: da Climene ebbe lo sventurato Fetonte e tre figlie Fetusa, Lampezia ed Egle. Le prime due custodivano in Sicilia gli armenti del padre: le sette mandrie di buoi da 50 capi ciscuna e le 7 greggi di pecore formate anch'esse da 50 capi ciascuna. Mandrie e greggi erano i simboli dell'anno con le sue 50 settimane costituite da 7 giorni e da 7 notti ciascuna.
Infine dalla ninfa Rodi ebbe una figlia Elettrione assieme ad altri sette maschi
La sede preferita di Helios era l'Isola di Rodi, suo feudo. Il famoso Colosso di 32 m, che ornava l'ingresso del porto di Rodi, considerato una delle sette meraviglie, era una gigantesca statua del dio. A lui fu sacra anche la Sicilia, oltre agli animali come il gallo e l'aquila. I romani lo venerarono come Sol Invictus.

Rhodos, Ag Didrachm
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« Reply #7 on: March 28, 2006, 04:28:12 am »

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TITOLO: 7) IL RATTO DI PERSEFONE

Ade (Plutone), dio degli Inferi, si innamorò di Persefone (la Proserpina dei Romani) e chiese a Zeus il permesso di sposarla. Questi, per paura che Demetra non avrebbe mai perdonato che la figlia fosse confinata nel Tartaro, non rispose né sì né no, ma Ade si sentì autorizzato a rapire la divina fanciulla.
Così, mentre Persefone coglieva fiori nei prati adiacenti il lago di Pergusa insieme con le sue amiche ninfe (tra cui Ciane che per le lacrime versate si trasformò in fiume sotterraneo ed andò a riaffiorare a Siracusa), fu rapita da Ade e condotta con lui nel Tartaro, il regno sotterraneo dei morti.

Ecco una raffigurazione su di un bronzo provinciale di Caracalla.
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« Reply #8 on: March 28, 2006, 04:30:00 am »

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TITOLO: 8 ) Ercole che combatte il leone Nemeo

La prima fatica che Euristeo impose a Eracle, quan do egli si stabilì a Tirinto, fu di uccidere e scuoiare il leone Nemeo o Cleoneo, una belva enorme invulnerabile da ferro, bronzo o pietra. Alcuni dicono che questo leone fosse nato da Tifone o dalla Chimera e dal cane Ortro, altri sostengono che Selene lo generò e lo lasciò cadere sulla terra, e precisamente sul monte Treto presso Nemea, dinanzi a una grotta a due uscite. E che per punire il mancato adempimento di un sacrificio, là lo lasciò, affinché divorasse la sua gente.
 
Raffigurazione su di un denario della gens Poblicia.
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« Reply #9 on: March 28, 2006, 04:31:48 am »

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TITOLO: 9) IL MITO DI TARPEA

Narrano le leggende, fiorite intorno alle prime vicende della città di Roma, come Tarpea, giovane fanciulla romana, avesse aperto le porte della rocca capitolina ai nemici Sabini in cambio di ciò che essi portavano al braccio destro.
Tarpea intendeva così farsi consegnare i preziosi bracciali d'oro, ma i Sabini stessi punirono il suo tradimento ricoprendola con i pesanti scudi che, come i bracciali, portavano al braccio destro.

Un'altra versione della leggenda narra, invece, che i Romani, scoperto il tradimento di Tarpea la fecero precipitare dalla rupe presso il Campidoglio, che ancora oggi porta il suo nome, dove venivano tradizionalmente giustiziati i traditori.
Sulla rupe Tarpea venne in seguito costruito il tempio di Saturno, sede tradizionale dell'erario pubblico.

Raffigurazione su di un denario della gens Tituria.
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« Reply #10 on: March 28, 2006, 04:33:10 am »

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TITOLO: 10) IL RATTO DELLE SABINE

Secondo la leggenda, Romolo, il primo re di Roma, si occupa di fortificare ed espandere la città, raccogliendo i pastori dalle zone circostanti ma, per la mancanza di donne, la sua grandezza sarebbe durata una sola generazione poiché non avendo connubi con i vicini non c’era in patria speranza di prole.


Così Romolo organizza ad arte solenni ludi in onore di Nettuno equestre (Consuali) e ordina poi di annunziare lo spettacolo ai popoli vicini. Accorre molta gente, anche per la curiosità di vedere la nuova città, tra cui i Sabini. Durante lo svolgimento della festa fra canti e danze, ad un segnale convenuto, i giovani Romani rapiscono le donne Sabine e armati di pugnali, mettono in fuga gli uomini.

Raffigurazione su di un denario della gens Tituria.
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« Reply #11 on: March 28, 2006, 04:34:13 am »

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TITOLO: 11) CIBELE

Cibele fu un'antica divinità anatolica, venerata come Grande Madre, dea della natura, degli animali (potnia theron) e dei luoghi selvatici. Il centro principale del suo culto era Pessinunte, nella Frigia, da cui attraverso la Lidia passò approssimativamente nel VII secolo AC nelle colonie greche dell'Asia Minore e successivamente nel continente. Nella mitologia greca fu identificata con Rea.
Cibele viene generalmente raffigurata seduta sul trono tra due leoni o leopardi, spesso con in mano un tamburello.

Roma repubblica GENS CESTIA, 43 a.C.
(Cibele su di una biga trainata da leoni. Syd 1155, Cr491/2)
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« Reply #12 on: March 28, 2006, 04:35:10 am »

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TITOLO: 12) LA CORNUCOPIA

La cornucopia che appare in innumerevoli varianti della repubblica e nell'impero, ottimamente raffigurata in questo denario della gens CORNELIA.

Cornucopia è il nome latino del cosiddetto "Corno dell'abbondanza", carico di frutti, simbolo di fertilità e ricchezza.
Nell'arte greca è ripetutamente presente come attributo di Dioniso, Ade e Pan; in quella romana accompagna varie divinità e personificazioni allegoriche quali Cerere, Cibele, Fortuna. Il mito da cui trae origine è legato alla nascita e alla prima infanzia di Zeus.
Narrano le leggende che la capra Amaltea venne pregata da Rea di prendersi cura del figlioletto Zeus e di allattarlo in segreto perchè il padre, Crono, non lo trovasse e lo uccidesse.
Dal corno dell'animale e dall'abbondanza del nutrimento che Amaltea fornisce a Zeus traggono origine il mito e l'immagine della cornucopia.

GENS CORNELIA
L. Sulla. 81 a.C.
Busto didemato di Venere a ds.
R/ Doppia cornucopia. Cr 375/2; Syd 755
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« Reply #13 on: March 28, 2006, 04:35:52 am »

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TITOLO: 13) BELLEROFONTE

Bellerofonte figura mitologica a mio avviso meno nota nella Roma repubblicana e imperiale qui rappresentato in un denario della GENS COSSUTIA.

Bellerofonte è una figura della mitologia greca, eroe di un antico mito di cui esistono diverse versioni.
Nella versione di Esiodo compare con Pegaso, mentre nell'Iliade (libro VI) viene menzionato senza il cavallo alato di Zeus.
Una versione più tarda di Pindaro (Olimpiche), nella quale figura anche Pegaso, dà ad alcuni personaggi un nome diverso, ed è quella a noi più familiare.

GENS COSSUTIA, L Cossutius Cf Sabula 72 a.C.
Testa di Medusa a sn.
R/ Bellerofonte cavalca Pegaso a ds., Cr395/1; Syd 790
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« Reply #14 on: March 28, 2006, 04:37:26 am »

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TITOLO: 14) PEGASO

Pegaso era il celebre cavallo alato della mitologia greca sgorgato dal tronco di Medusa decapitata da Perseo. Divenne così il cavallo di questo eroe che aiutò a liberare Andromeda da un mostro marino a cui era stata offerta in sacrificio.
Catturato da Bellerofonte mentre si dissetava alla fonte di Pirene, Pegaso fu determinante nell'impresa di Perseo contro la Chimera. Il mito narra che con un colpo di zoccolo percosse l'Elicona facendo scaturire la fonte di Ippocrene, sacra ad Apollo, alla quale si dissetavano poeti e cantori per ricevere l'ispirazione. Per questo motivo Pegaso veniva anche considerato il cavallo delle Muse. Alla fine delle sue vicende, Pegaso si trasformò nell'omonima costellazione.

GENS TITIA Q. Titius 90 a.C.
Testa di Priapo, Dio della fertilità, a ds.,
R / Pegaso
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« Reply #15 on: March 28, 2006, 04:38:36 am »

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TITOLO: 15) LA LUPA con ROMOLO e REMO

La leggenda vuole che i latini siano in qualche modo discendenti di Enea, fuggito dalle ceneri di Troia e approdato nel Lazio, dove si stabilì ed ebbe abbondante discendenza.
Ora, alcune generazioni dopo, in una delle città fondate dalla sua stirpe (Alba Longa), accadde che il buon re Numitore fosse usurpato dal fratello malvagio, Amulio. Questi imprigionò il fratello e ne uccise la discendenza maschile, costringendo l'unica figlia superstite a farsi vestale, titolo che imponeva il voto di castità.
Rea Silvia, questo il nome della ragazza, era una bella e innocente fanciulla, che commise però il fatale errore di addormentarsi distesa sulla riva del fiume: la bella non passò inosservata agli dei, visto che di lì a poco passò Marte e molto ellenicamente la fece sua.
Da questa unione nacquero due gemelli, Romolo e Remo.
Amulio, venuto a sapere del fatto, fece uccidere Rea Silvia a bastonate e ordinò ad un suo servitore di ucciderne i figli, ma il servitore si impietosì e li abbandonò in un cesto di vimini in una secca, in balia del loro destino fluviale.
La cesta si arenò, i due gemelli piangevano e il loro pianto giunse alle orecchie di una Lupa che provvide a portare la cesta nella sua tana e a svezzarne il contenuto.
Sennonché Faustolo, un pastore di passaggio, impietosito, decise di portarsi a casa gli infanti. Qui trovarono finalmente una mamma umana, Acca Larenzia, che sembra fosse la vera e unica Lupa di tutta la storia (ovvero una prostituta), con buona pace della corrente storico-animalista.
Romolo e Remo crebbero tra i pastori e si distinsero per forza e coraggio (erano pur sempre figli del dio della guerra). Venuti a sapere delle loro vere origini, si recarono ad Alba Longa, fecero piazza pulita di Amulio e restituirono il trono al nonno Numitore.
A questo punto i due fratelli decisero di tributarsi il giusto onore fondando una città nel luogo del loro ritrovamento, e immancabilmente nacquero i primi dissapori per la supremazia di quelle poche capanne che chiamavano città. Romolo voleva chiamarla Roma, Remo invece Remuria, entrambi ispirandosi ai rispettivi nomi. Romolo prevalse dopo essersi giocato il nome in una serie di prove di abilità.
Trovato il nome occorreva fissare il quadrato delle mura: Romolo ebbe la visione premonitrice di dodici avvoltoi roteanti sul suo capo (mentendo al fratello che ne vide appena sei). Questo gli diede il diritto di tracciare il solco con l'aratro e giurare davanti agli dei che nessuno lo avrebbe mai oltrepassato senza il suo permesso. Accade però che il solco fu attraversato per sfida proprio dal fratello, il quale venne ucciso da Romolo secondo giuramento.
Così, secondo il mito, nacque Roma nel 753 a.C.
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« Reply #16 on: March 28, 2006, 04:42:30 am »

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TITOLO: 16) DIANA

Diana è una figura della mitologia romana, era la dea della caccia e della luna, custode delle fonti e dei torrenti e protettrice degli animali selvatici.
In alcune versioni viene indicato il suo concepimento quale unione tra Giove e Latona nella piccola isola di Renea). Il suo mito ricorda una divinità originaria del Lazio venerata in tempi primitivi.
Diana era venerata nei boschi e nei luoghi selvaggi, ma ciò che mostra meglio il carattere originale di Diana ed il suo culto italico è il mito del ramo d'oro.
Il maggiore tempio dedicato a questa dea si trovava al tempo dell'antica Roma sul colle dell'Aventino. Sulla sponda orientale del lago Nemi (Colli Albani), sorgeva un bosco di querce consacrato a Diana Nemorensis (Diana dei boschi). Al centro di questo, un particole albero produceva il vischio. Se uno schiavo fuggitivo, riusciva ad arrivare fino a quell'albero strappandone un ramo "d'oro", aveva il diritto di battersi col sacerdote della dea. Se fosse riuscito ad ucciderlo, regnava in sua vece col titolo di re del bosco, rex nemorensis. Il vincitore non ereditava soltanto il titolo, ma anche l'attesa di un nuovo pretendente, che a sua volta strappasse un ramo d'oro per sfidarlo.
Diana veniva anche chiamata Diana Lucifera (portatrice di luce), dea della luce. In alcuni contesti è possibile vedere anche una associazione della figura di Diana con quella della divinità lunare Selene: in molti riti dei romani, inoltre, Diana venerata come divinità trina, punto di congiunzione della Terra e della Luna per personificare il Cielo (in contrasto a Ecate cui era riservato il Regno dei Morti).
Diana corrisponde alla dea Artemide della mitologia greca, anche se la somiglianza tra le due è molto superficiale. Il suo carattere di protettrice della partorienti è molto più accentuato.

Rappresentata in un denario della gens Hostilia
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« Reply #17 on: March 28, 2006, 04:50:14 am »

AUTORE: Postumus

TITOLO: 17) VITTORIA ALATA

La "Vittoria Alata" è una figura della mitologia greca. Era la personificazione della vittoria. Esiodo fu il primo a menzionarla, indicandola come figlia del titano Pallante e della ninfa Stige. Zeus la ringraziò per il suo sostegno nella lotta tra dei e giganti. Il suo santuario più celebre era presso Olimpia. Rappresenta non solo la vittoria in guerra, ma anche quella in gare atletiche ed anche semplicemente il successo in competizioni di ogni genere. Nell’arte greca le figure destinate a impersonare la "Vittoria" erano scattanti e meravigliose, con lunghe vesti ondeggianti e ampie ali spiegate, pronte a balzare dal mondo degli uomini all’Olimpo degli dei, e a portare con sé il nome, il ricordo, l’immagine del trionfatore. La Vittoria è alata, non solo perché porta in alto il vincitore al di sopra dei comuni mortali, ma anche perché è rapida, ci passa davanti e va, letteralmente, presa al volo, come l’attimo fuggente di un destino che ben difficilmente offrirà un’altra opportunità. Per questo, la figura della Nike (nome greco della "Vittoria") appare inafferrabile e fascinosa, sembra scivolare via nel fruscio lieve di un peplo, nell’istantaneità irriproducibile di un sorriso. La Vittoria corre veloce, pronta a offrirsi a nuove mani: il vincitore viene celebrato da capolavori della poesia e scultura antica, il suo nome e la sua immagine resteranno famosi attraverso i millenni. La più antica raffigurazione plastica pervenutaci, è stata ritrovata a Delo ed è conservata nel Museo Nazionale di Atene. Viene datata intorno al VI sec. a.C. e convenzionalmente attribuita ad Archermo. In età ellenistica l'immagine della bellezza femminile in movimento trova il suo esempio nella "Nike di Samotracia" (Museo del Louvre di Parigi). La "Vittoria" fu adorata anche a Roma, dopo essere stata un semplice aspetto di Giove. Il culto della "Vittoria" crebbe verso la fine della Repubblica, e la Victoria Augusti fu, sotto l'impero, la costante divinità titolare degli imperatori.
 
La vedete rappresentata su di un doppio sesterzio di Postumo
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« Reply #18 on: March 28, 2006, 06:02:52 am »

AUTORE: tacrolimus

TITOLO: 18) IL SACELLO DI VENERE CLOACINA

Il sacello di Venere Cloacina, è indirettamente legato al mito del ratto delle Sabine, secondo quanto ci tramanda Plinio il vecchio. 
Si narra infatti che Romani e Sabini deposero le armi purificandosi nel luogo dove venne eretto il tempio: traditur myrtea verbena Romanos Sabinosque, cum propter raptas virgines dimicare voluissent, depositis armis purgatos in eo loco qui nunc signa Veneris Cloacine habet; cluere enim antiqui purgare dicebant (Plinio il vecchio NH XV 119).

I suoi resti sono tuttora visibili nel Foro Romano di fronte alla Basilica Emilia ai piedi dei suoi gradini marmorei. Cloacina era la divinità della cloaca (Cloaca Maxima); Livio (III.48) ci tramanda la sua localizzazione accanto alle Taberne Novae: prope Cloacinae and tabernas quibus nunc novis est nomen.

Si tramanda inoltre che, il sacello fu luogo di un evento cruento allorchè Lucio Virginio uccise la giovane figlia Virginia per sottrarla alla violenza del decemviro Appio Claudio.

Un denario di L. Mussidius Longus (42 a.C.) lo riproduce al rovescio

D\ CONCORDIA, testa velata della Concordia volta a destra con un crescente sotto il collo.

R\ [L. MVSSIDIVS L]ONGVS, tempio di Venere Cloacina formato da una piattaforma circolare con l'iscrizione CLOACIN, sormontata dalle due statue delle divinità.

RRC 494/42

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« Reply #19 on: March 28, 2006, 06:19:57 am »

AUTORE: Tacrolimus

TITOLO: 19) HONOS

Una delle personificazioni meno presenti sulle monete repubblicane ed imperiali romane è quella raffigurata sul sesterio di Marco Aurelio illustrato in figura. Si tratta di Honos. Da solo o in abbinamento con la Virtus, Honos scompare dalla iconografia delle emissioni romane con Marco Aurelio, attorno al 151-152 d.C.

Honos era considerato il dio dell'onore militare e della moralità. Generalmente viene raffigurato come un giovane guerriero, nudo o togato, che porta una lancia o un ramo d'ulivo ed una cornucopia. Spesso, ma non sempre, è raffigurato assieme alla Virtus; Marte, il dio della guerra, era accompagnato infatti da due compagni Honos (l'Onore) e Virtus (la Virtù) in quanto essi rappresentano le due facce delle qualità di un buon soldato.
Il culto di Honos nella Roma repubblicana era abbastanza ben radicato. Dalle fonti sappiamo che a Roma erano presenti almeno due tempi dedicati ad Honos; il primo fu edificato sulla via Appia, subito dopo porta Capena, da Q. Fabius Maximus Verrucosus nel 234 a.C. per glorificare la vittoria sui Liguri. Il tempio venne successivamente deidicato anche alla Virtus da parte di M. Claudius Marcellus e restaurato da Vespasiano. Un secondo tempio dedicato a Honos si suppone fosse localizzato sul clivio del colle Capitolino.
Un pannello dell'Ara Pacis Augustae, quello di nord-est, raffigura Roma seduta con alcune armi ai piedi, affiancata da Honos e Virtus.

Le prime raffigurazioni di Honos sulle monete emesse da Roma si hanno in età repubblicana. Il primo esempio è un serrato di Q. Fufius Calenus e Mucius Scaevola Cordus coniato nel 70 a.C.; il secondo è un denario di L. Lollius Palicanus databile 45 a.C. Su entrambi è raffigurata solo la testa di Honos, abbinata a quella della Virtus oppure da sola.
L'emissione del magistrato Fufius Calenus arriva dopo la conclusione della guerra Marsica tra i romani e gli insorti della lega italica. Le teste di Honos e della Virtus al dritto esaltano le qualità dei due popoli.

Bisogna attendere le emissioni di Augusto a nome del monetiere M. Durmius per ritrovare nuovamente Honos ricordato sulle monete romane, ma anche in questo caso ne viene raffigurata solo la testa. Si tratta di tre emissioni di denari e di un aureo (RIC I, nn. 311, 312, 313 e 315).
Anche alcune emissioni di una tribu celtica che si era stanziata nei pressi della attuale Bratislava (Slovacchia), i Boii compaiono le teste affiancate di Honos e Virtus. In particolare è nota una emissione di esadrammi in argento a nome del Principe Biatec del 51 a.C., chiara imitazione del dritto della su citata emissione romana repubblicana del 70 a.C.
E' Galba che introduce Honos e Virtus al rovescio ed in particolare su alcuni rari sesterzi (RIC 474-478). Le due figure sono in piedi l'una di fronte all'altra ognuna con i propri attributi, scettro e cornucopia per Honos, parazonium e lancia per la Virtus.
Anche Vitellio utilizza la setssa tipologia, con gli stessi coni di Galba, su un sesterzio RIC 113.
Il tipo con Honos è praticamente inutilizzato dagli imperatori Flavi; solo Vespasiano emette un sesterzio (RIC 423) in cui Honos, oltre alla cornucopia, tiene uno scettro. Tito lo fa invece raffigurare su un pannello dell'arco omonimo e raffigurante una processione trionfale; una vittoria incorona dell'imperatore che viene scortato da Honos e dalla Virtus.
Sicuramente Traiano aveva una grande considerazione di Honos. Non esistono emissioni monetali a nome di Honos, ma un sesterzio (RIC 575) da lui emesso raffigura un tempio ottastilo con tre ordini di gradini. Secondo l'interpretazione di Hill, sembra trattarsi del tempio di Honos eretto sull'appia che Traiano fece reastaurare tra il 107 ed il 113 d.C. Honos compare inoltre su un pannello dell'arco di Traiano di Benevento, costruito attorno al 114 d.C. L'arco era situato all'inizio della via Traiana che collegava Benevento a Brindisi e tra le tante tematiche raffigurate, un pannello ricorda il riordino dell'esercito. In particolare il bassorilievo raffigura Honos che presenta all'imperatore l'ufficiale addetto alla leva. In questa rappresentazione Honos tiene una cornucopia ed è accompagnato dalla dea Roma.
E' tuttavia Marco Aurelio che fa grande uso, quando era ancora Cesare, dell'immagine di Honos. Qui appare indossare una larga toga con cornucopia ed un ramo d'ulivo. Il fatto che sulla moneta Honos sia raffigurato con un ramo d'olivo potrebbe derivare da una scelta di Antonino Pio che coniò la moneta in nome del giovane Marco Aurelio. Antonio Pio sembra preferire Marte in pace piuttosto che Marte in guerra.
Dal punto di vista stilistico, Honos viene raffigurato sulle monete con diverse tipologie. In epoca repubblicana e sotto Augusto prevale la raffigurazione del ritratto al dritto della moneta, da sola o affiancata a quella della Virtus. Con Galba, Honos inizia ad essere raffigurato a fugura intera, fronteggiante la Virtus, ognuno con i propri attributi e il motivo si sposta al rovescio. Le variazioni apportate dagli incisori sotto Vitellio e Vespasiano riguardano l'abbigliamento. Con Antonino Pio e sopratutto con Marco Aurelio, Honos acquista il ruolo principale e compare da solo sui rovesci delle monete di questi due imperatori. Una modifica sostanziale riguarda la scomparsa dello scettro che lascia il posto al ramo d'ulivo.

L'evidenza che si tratti di Honos è confermata dalle legende che possono essere riassunte in:
a) HONORI (M.Durmius)
b) HONOS ET VIRTVS (Galba, Vitellio e Vespasiano)
c) HONORI AVG (Antonino Pio)
d) HONOS (Marco Aurelio)

Marco Aurelio utilizza inoltre il tipo di Honos anche senza esplicitamente indicarlo nella iscrizione del rovescio.

Luigi

----------------------
Marco Aurelio.
Sesterzio. Coniato tra il 140 ed il 144 d.C. a Roma sotto Antonino Pio.
Al dritto AVRELIVS CAE - SAR AVG PIIF COS, testa nuda di M. Aurelio a destra con i capelli ricci.
Al rovescio [H]ONOS, Honos in piedi a sinistra con cornucopia e ramo d'olivo.
AE, 21.4 g, 30 mm. Rif. RIC vol III pag.173 n°1231, Cohen 237.
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« Reply #20 on: March 29, 2006, 12:50:28 pm »

AUTORE: petronius arbiter

Titolo: 20) - Venere

Venere, l’ Afrodite dei greci, godeva a Roma di un culto molto profondo e, bellissima fra le dee, esercitava su mortali e immortali un fascino irresistibile.
Era la dea dell’amore e della bellezza, nata dalla spuma del mare, ed a lei era dedicato il mese dei fiori, Aprile (sono un po’ in anticipo Grin) personificando la rigenerazione e la riproduzione di tutti gli esseri viventi.

Nella mitologia romana Venere era la madre di Enea, mitico eroe sfuggito alla caduta di Troia e giunto sulle sponde del Lazio, dopo innumerevoli pericoli e traversie (così la racconta Virgilio Roll Eyes); egli aveva con sé il figlio Julo (o Ascanio) futuro fondatore di Alba Longa e capostipite di quella Gens Julia che, dopo aver edificato Roma, la renderà grande e potente grazie a Giulio Cesare e Ottaviano Augusto.

A Roma sorgevano tre templi dedicati alla dea Venere, chiamata di volta in volta Murcia  (che accarezza) Cloacina (pacificatrice tra Romani e Sabini, come illustra ottimamente Tacrolimus nel  suo post ) e Libitina (la dea dei morti).
Questo accostamento della la dea dell’amore e della bellezza con la morte può suonare strano alla nostra sensibilità moderna, ma così non era per i popoli antichi, secondo i quali la vita e la morte erano due momenti dell’esistenza e dalla seconda rifioriva immancabilmente la prima.

In epoca imperiale Venere era detta Genitrix, con riferimento alla Gens Julia e Victrix, ad indicare la vittoria dell’amore su tutto.
In questo sesterzio di Julia Mamea è, invece, semplicemente FELICE mentre tiene in braccio Cupido.

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« Reply #21 on: March 29, 2006, 05:04:57 pm »

AUTORE: Postumus

TITOLO: 21) MONETA

Nella nostra esperienza quotidiana la moneta è essenzialmente uno strumento di pagamento, un mezzo di scambio con cui paghiamo e siamo pagati.
In realtà la moneta ha avuto ed ha anche altre funzioni, ma nessuna di queste può essere rintracciata dall’etimo del suo nome che risulta particolarmente affascinante e che si deve alla famosa storia delle oche del Campidoglio.
Nel 396 a. C. Roma si trovava sotto l’assedio dei Galli di Brenno; sulla cittadella del Campidoglio vi era il tempio dedicato a Giunone dove venivano allevate delle oche sacre alla dea.
Una notte, al sopraggiungere dei Galli, le oche presero a starnazzare e svegliarono l’ex-console Manlio che dette l’allarme. L’attacco fu quindi sventato grazie alle oche sacre. Manlio aggiunse al suo nome il cognomen Capitolinus.
Da quel momento la dea Giunone acquisì l’appellativo di Moneta, dal verbo latino monere che sta per avvertire, ammonire, in quanto si credeva che avesse lei destato le oche per avvertire dell’arrivo dei Galli.
Successivamente, verso il 269 AC, in prossimità del tempio venne edificata la zecca che venne messa proprio sotto la protezione della Dea Moneta. A quel punto fu il linguaggio popolare a trasmettere l’appellativo della Dea dapprima alla zecca e poi a quelli che lì si produceva.


eccola in una raffiguarzione di un antonianiano di Postumo
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Caius Marcus Latinus Cassianius Postumus
roth37
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« Reply #22 on: March 31, 2006, 08:48:00 am »

AUTORE: roth37

TITOLO: 22) LA LEPRE DI MESSANA

Con orecchie alte e larghe; oppure basse che potrebbero alludere alla velocità nella corsa. Il diritto è rappresentato da una biga trainata da corsa trainata da mule. In esergo una foglia di lauro o spesso un ramoscello d'ulivo o un viticcio. Così si presentano le monete di Messana che ha lasciato il segno del suo fulgore nel V° secolo a.C. Ma chi era Messene?  Era la figlia di Triopade, Re di Argo, che sposò Policaone, Re della Laconia. Dopo la sua morte fu venerata come una divinità dagli abitanti della regione che da Lei prese il nome: la Messenia.
I Calcidesi di Zankle, agli inizi del V° sec vennero sopraffatti dai Sami e dai Milesi, esuli a causa delle invasioni persiane. Costoro, in dispregio all'invito loro rivolto dall'allora signore di Zankle, Skythos, e dietro il perfido consiglio di Anaxilas, diventato con l'inganno tiranno di Rhegium e geloso della crescente potenza di Zankle, si impadronirono della città. Il perfido disegno di Anaxilas non si completò fino a quando non riuscì a cacciare i Sami da Zankle, divenendo, nel 491 a.C., signore assoluto della città che chiamerà Messena, in onore della sua patria di origine.
Con la sua monetazione, Anaxilas, dopo il tipo comune con Rhegion della protome leonina, presenta i due nuovi tipi della biga di mule e della lepre corrente con l'etnico Messenion, per emettere nel successivo governo democratico (dopo il 486 a.C.) gli esemplari, che spiccano per la loro grande bellezza e superiore tecnica e nei quali si intravvedono frequenti i simboli relativi alla prosperità agricola, il culto agreste di Pan ed i simboli del mare. Talora viene esaltata la Messana stessa, figura muliebre e personificazione della città vittoriosa per analogia a qualche insigne opera  dell'arte greca.
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petronius arbiter
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« Reply #23 on: March 31, 2006, 01:06:46 pm »

Autore: petronius arbiter

Titolo: 23) - Vesta

Vesta, sorella di Giove, la Hestia del Greci, rappresentava il focolare domestico, proteggeva la famiglia, ed in tale veste era la principale divinità privata, ma ben presto fu onorata anche di culto pubblico, essendo considerato lo Stato come la più grande famiglia.

Il tempio di Vesta, uno dei più antichi di Roma, edificato dal re Numa Pompilio, sorgeva ai piedi del colle Palatino, presso il Foro; era a pianta circolare e molto angusto, appena capace di contenere un’ara sulla quale ardeva il fuoco sacro, simbolo di perennità dello Stato Romano.
L'attuale tempio, che un restauro moderno ci presenta nella versione di età severiana, sorge su un alto podio rivestito di marmo con colonnato corinzio e con tetto conico fornito di un foro adatto a far fuoriuscire il fumo del fuoco sacro custodito all'interno dell'edificio.
Accanto al tempio si trovano i resti dell'abitazione che ospitava le sacerdotesse, costituita da un grande cortile interno porticato attorno al quale si sviluppavano le residenze e gli ambienti di lavoro delle Vestali disposti su più piani.

Al servizio di Vesta erano preposte sei Vestali, scelte tra le più antiche e nobili famiglie romane all’età di 6-10 anni, con entrambi i genitori in vita e fisicamente impeccabili: prescelte con sorteggio, all'atto della consacrazione, facevano dono della loro chioma alla dea.
Erano quindi sottratte alla “Patria Potestas” dal Pontifex Maximus, con il rito giuridico-sacrale consistente nell’afferrare per il braccio la bambina pronunciando la formula rituale: “Amata te capio” ; da quel momento la Vestale era dedicata alla dea era “sui iuris” sottoposta soltanto alla potestà del Pontifex.

Le sacerdotesse abitavano nella casa delle Vestali, di cui si è detto sopra, ed avevano il compito di mantenere sempre acceso il fuoco sacro, ed anche di preparare la “mola salsa” (mistura di farro e sale) indispensabile per immolare le vittime sacrificali.
Le sei Vestali avevano l’obbligo della castità e purezza, ed il loro servizio durava trenta anni, dopodichè potevano, volendo, uscire dal sacerdozio e condurre vita comune.
Le Vestali godevano dei massimi pubblici onori e della generale stima; la loro sola presenza era sufficiente a placare dispute violente o a graziare un condannato a morte.

Le Vestali conducevano una vita agiata, possibile grazie alle elargizioni private ed ai lasciti testamentari: anche molti imperatori lasciarono consistenti ricchezze all'ordine delle Vestali.
Esse provvedevano inoltre ad aiutare i poveri ed i bisognosi, cosicché per Roma non girassero mendicanti.

La Vestale colpevole dell’estinzione del fuoco sacro veniva frustata dal Pontifex Maximus, oppure, se violava il voto di castità, veniva sepolta viva nel campus sceleratus perchè il suo sangue non poteva essere versato: famosa per questo, fra tutte, Rea Silvia, madre di Romolo e Remo.

Dopo l'abolizione dei culti pagani, voluta da Teodosio nel 391 d.C., la casa ed il tempio vennero chiusi e l'edificio pare sia servito prima come residenza di funzionari dello stato e, successivamente, della stessa corte imperiale.

Rare sono le rappresentazioni statuarie di Vesta, mentre molte monete sono a lei dedicate: su di esse la dea veniva rappresentata in piedi o seduta, sempre con espressione severa e completamente vestita, con in mano la tazza sacrificale e lo scettro, come nel famoso asse di Caligola, qui raffigurato.

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« Reply #24 on: April 01, 2006, 08:19:21 pm »

AUTORE: Postumus

TITOLO: 24) AQUILA

Secondo alcuni, Romolo, come narra la leggenda, non vide undici avvoltoi ma bensì undici aquile che sarebbero quindi entrate così a fare parte della simbologia romana. L'Aquila è sempre stata nella iconografia latina come un'animale divino descritta anche come: "fedele interprete dei voleri del Padre Giove". Era quindi considerato un animale sacro, e superiore per forza.
Tuttavia ebbe esclusivamente questo significato per tutta l'età regia, e la Repubblica fino all'arrivo di Caio Mario che riformando l'esercito introdusse una speciale insegna con in cima un'aquila. Da quel momento in poi questo volatile è diventato simbolo comunemente del potere militare, infatti era sempre presente sugli elmi o le corazze dei generali e dei più alti ufficiali. Con la nascita dell'Impero a opera di Cesare Ottaviano Augusto l'Aquila diventa simbolo più in generale dell'Imperatore (che era anche il capo delle Forze Armate) e dell'Impero.

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Caius Marcus Latinus Cassianius Postumus
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